Diabete, test su nuova cura con il ''calore'': senza farmaci e definitiva

13 giugno 2017 ore 23:59, Stefano Ursi
Per i pazienti con diabete di tipo 2 si aprono altre vie, nuove frontiere di sperimentazione. E in particolar modo quella del ''calore'': sta infatti per partire presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e presso l’Humanitas Research Hospital di Rozzano una sperimentazione clinica di fase II su una nuova cura definitiva e non-farmacologica per il diabete: usare il calore per rigenerare una mucosa intestinale “sana” agendo su una parte dell’intestino, il duodeno. Lo rende noto un comunicato stampa del Policlinico Gemelli in collaborazione con l’Humanitas Research Hospital di Rozzano, nel quale si spiega che La tecnica, in chirurgia mininvasiva endoscopica con una apparecchiatura e un catetere che permettono di applicare con la massima precisione il calore alla mucosa del duodeno per brevissimo tempo, è stata finora testata su alcuni pazienti dimostrandosi sicura e potenzialmente efficace.

Diabete, test su nuova cura con il ''calore'': senza farmaci e definitiva
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I nuovi test clinici serviranno a convalidarne l’efficacia anti-diabete. Il meccanismo prevede che, agendo sulla mucosa intestinale, il calore ripristina la normale composizione degli ormoni prodotti dall’intestino e migliora il controllo della glicemia e quindi il diabete. La tecnica in questione si chiama “ringiovanimento della mucosa duodenale” (DMR) ed è stata sviluppata dalla azienda statunitense Fractyl Laboratories Inc. La nuova fase di sperimentazione – spiega la nota – consiste in un trial multicentrico (REVITA-2) che vede protagonista per l’Italia l’Università Cattolica e la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e l’Humanitas Research Hospital di Rozzano, insieme a più di quindici altri centri ospedalieri europei di eccellenza in Belgio, Inghilterrra e Germania.

I  primi pazienti arruolati nel precedente studio, REVITA-1 sono stati trattati al Policlinico A. Gemelli dal professor Guido Costamagna, direttore dell'Unità Operativa Complessa di di Endoscopia Digestiva Chirurgica e direttore dell’Istituto di Clinica chirurgica generale e Terapia chirurgica all’Università Cattolica di Roma. I risultati fino a ora ottenuti in più di 100 pazienti trattati sia nello studio di fattibilità, sia nello studio multicentrico REVITA-1, spiega la nota, hanno dimostrato che il trattamento ha un impatto sulla malattia dimostratosi di notevole entità e duraturo nel tempo. Lo studio REVITA-2 prevede l'arruolamento di oltre 100 pazienti in vari centri europei e sarà seguito nella seconda parte dell’anno dall’inizio di una analoga sperimentazione negli USA, volta a ottenere l’approvazione dll’FDA, l’organo regolatorio sui farmaci e le terapie negli Stati Uniti d’America.

''L’endoscopia - commenta il professor Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia Digestiva e docente di Humanitas Universitysta vivendo una continua evoluzione: dalla diagnostica fino al trattamento mini-invasivo di malattie benigne e maligne per le quali prima era previsto solo l’intervento chirurgico. Ora, grazie alle sempre maggiori competenze, alle nuove tecniche e strumenti utilizzati, è possibile ampliare sempre più l’ambito di applicazione, fino ad uscire da quello strettamente gastroenterologico e rappresentare una valida alternativa terapeutica per patologie come il diabete, il fegato grasso e l’obesità. Per questo siamo particolarmente contenti di prendere parte a questo studio, che rappresenta il primo caso di applicazione al di fuori delle patologie classiche''.

Così la professoressa Geltrude Mingrone, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Patologie dell'obesità del Gemelli e docente di Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica: ''Ci auguriamo risultati definitivi degli studi attualmente in corso entro un paio di anni. Finora – ribadisce – sono stati trattati nel mondo oltre 100 pazienti, di cui sette al Policlinico A. Gemelli. La terapia è risultata ben tollerata e priva di rischi, con significativi miglioramenti di parametri tra cui glicemia, emoglobina glicata e enzimi epatici nella maggior parte dei pazienti''. ''La fase sperimentale si concluderà – aggiunge il professor Guido Costamagna, direttore dell'Unità Operativa Complessa di di Endoscopia Digestiva Chirurgica e direttore dell’Istituto di Clinica chirurgica generale e Terapia chirurgica all’Università Cattolica di Roma – nell’arco di circa 2 anni; se i risultati si confermeranno positivi questo innovativo trattamento potrà essere esteso a tutti quei pazienti affetti da diabete che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci e che costituiscono circa la metà del totale''.

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autore / Stefano Ursi
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