Chemioterapia, oggi più 'dolce' ed efficace: ma 68% ha ancora paura

13 luglio 2017 ore 17:58, Stefano Ursi
Chemioterapia, quanto gli italiani conoscono una delle principali armi di cura contro il cancro? A dare una risposta al quesito l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che ha realizzato un sondaggio su 1.010 cittadini e il libro “Chemioterapia 100 domande 100 risposte” per far capire come la cura farmacologica contro i tumori sia cambiata. Progetto realizzato con il contributo non condizionato di Sanofi Genzyme. I dati che emergono spiegano quale sia la conoscenza delle persone relativamente alla chemioterapia e ai suoi effetti: l’87% degli italiani, emerge dall'analisi dei dati, sa cos’è la chemioterapia, ma per il 68% questi farmaci contro il cancro fanno ancora paura e il 78% ignora che oggi essi sono più ''dolci'' rispetto al passato perché più efficaci e meno tossici. E altri due dati sono significativi di come sia necessario approfondire conoscenza di questo strumento; il sondaggio evidenzia infatti la scarsa conoscenza degli italiani sull’evoluzione che ha interessato quest’arma: per il 53% non permette di condurre una vita ''normale'' e per il 37% è un trattamento ormai superato.

Chemioterapia, oggi più 'dolce' ed efficace: ma 68% ha ancora paura
immagine di repertorio
Così il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, in una nota sul sito ufficiale: ''Gli importanti progressi registrati negli ultimi decenni possono essere ricondotti ai continui passi in avanti nella prevenzione, diagnosi e terapia dei tumori, che include a pieno titolo la chemioterapia – spiega – ancora oggi arma fondamentale e con aspetti di innovatività da non trascurare. ''Negli anni sono state diffuse false informazioni o mistificazioni prive di fondamento – spiega Pinto – per screditarne l’efficacia e allontanare o demotivare i pazienti. Contemporaneamente abbiamo anche assistito alla pericolosa diffusione di teorie pseudoscientifiche sulle cure miracolose del cancro. Sulla chemioterapia inoltre grava lo stigma di una cura con 'pesanti' effetti collaterali che spesso fanno paura più del cancro stesso, reminiscenza del passato e molto lontano dalle attuali possibilità terapeutiche''. Nel 2016 in Italia sono stati stimati 365.800 nuovi casi di tumore: il 63% delle donne ed il 54% degli uomini – spiega AIOM – sconfiggono la malattia e buona parte dei progressi compiuti dall’oncologia mondiale negli ultimi decenni sono stati ottenuti proprio grazie alla chemioterapia.

Pinto spiega poi come è evoluta la chemioterapia nel tempo e quale sia oggi il suo sviluppo, quali le sue innovazioni che la rendono diversa da un tempo: ''Non è più quella di 30 anni fa, è più 'dolce'. Inoltre oggi abbiamo a disposizione trattamenti complementari che ne riducono in maniera rilevante gli effetti collaterali come la nausea e il vomito. Con le dovute differenze a seconda del tipo di tumore, dello stadio della malattia e della finalità della cura, sono disponibili terapie che non provocano la caduta dei capelli, altre che rispettano la produzione di globuli bianchi e rossi e piastrine da parte del midollo osseo, o sono meno impattanti per le mucose. Non è certamente una modalità di cura superata''.

Sulla chemioterapia, aggiunge Pinto, si continua a fare ricerca, in concomitanza con i progressi fatti dai farmaci a target molecolare e dall’immuno-oncologia: ''Molti nuovi trattamenti sono somministrati in combinazione o in sequenza con la chemioterapia 'più tradizionale'. Più armi quindi insieme per ridurre e migliorare i sintomi come dolore, dispnea, disfagia, prolungare la vita e migliorare le percentuali di guarigioni dopo la chirurgia in un sempre più elevato numero di malati''. ''Nel rispetto delle scelte del paziente – conclude il prof. Pinto – i clinici devono lavorare per fornire ai malati corrette informazioni, sapendone ascoltare i bisogni, le speranze e le paure, per una piena condivisione del progetto di cura e per evitare perdita di fiducia o rinuncia alle terapie o che diventino preda di promesse terapeutiche infondate''.

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autore / Stefano Ursi
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