Sushi infetto, sempre più persone col verme: come difendersi

13 maggio 2017 ore 9:30, Americo Mascarucci
Mangiare pesce crudo è sempre rischioso come ha potuto sperimentare a sue spese un portoghese di 32 anni affetto da febbre, vomito e dolori addominali che duravano da diversi giorni. Rivoltosi ad un pronto soccorso è stato ricoverato e sottoposto ad accurato esami. I medici hanno chiesto all'uomo cosa avesse mangiato di recente e fra i cibi elencati ha destato subito grande sospetto il fatto che avesse mangiato del sushi a cena. L'endoscopia gastrointestinale ha scovato "solidamente attaccati alla mucosa" una "massa di parassiti filiformi".
Sushi infetto, sempre più persone col verme: come difendersi

LA PATOLOGIA - Le analisi successive hanno rilevato che il verme apparteneva al genere anisakis.  Non appena il verme è stato rimosso i sintomi del paziente hanno cominciato a scomparire.
L'anisakidosi o anisakiasi è un'infezione parassitaria del tratto gastrointestinale causata dall'ingestione di prodotti ittici crudi o non sufficientemente cotti contenenti le larve di Anisakis simplex. Il primo caso documentato di infestazione umana da parte di un membro della famiglia delle Anisakidae è stato descritto nei Paesi Bassi negli anni sessanta.
Le larve di anisakis possono costituire un rischio per la salute umana in due modi:
parassitosi causata da ingestione di pesci crudi contenenti le larve;
reazione allergica ai prodotti chimici liberati dalle larve nei pesci ospiti.
Molti prodotti ittici possono essere interessati dall'infestazione da anisakis. Quelli più a rischio sono pesce sciabola, lampuga, pesce spada, tonno, sardina, aringa, acciuga, nasello, merluzzo, rana pescatrice e sgombro.

I SINTOMI - L’infezione si manifesta quando i vermi invadono la parete dello stomaco o l’intestino, causando dolore, nausea e vomito. Alcuni pazienti possono sviluppare reazioni allergiche, gonfiore, eritema cutaneo o manifestazioni anafilattiche. La larva dell’anisakis può vivere per settimane nell’apparato digerente, ma muore prima di raggiungere lo stato adulto. Prima di morire però produce una massa infiammata nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino. Sempre più spesso dietro dolori addominali acuti si nascondono proprio zoonosi causate da questi nematodi parassiti. "Se la maggior parte dei casi sono stati descritti in Giappone proprio in virtù delle abitudini alimentari, tuttavia la patologia viene sempre più riconosciuta nei paesi occidentali - scrivono gli esperti - I pazienti possono avere sintomi allergici come angioedema, orticaria e anafilassi. I sintomi gastrointestinali includono dolori addominali, nausea e vomito e complicazioni come sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite". 
Il rischio è anche quello di finire d'urgenza sotto i ferri del chirurgo. I responsabili di questi sintomi vanno inquadrati tempestivamente. E nella diagnosi, concludono gli specialisti, come nel trattamento della patologia, l'endoscopia svolge un ruolo importante.

COME DIFENDERSI - La responsabilità ultima ricade sempre sul consumatore. In pratica gli amatori della gastronomia giapponese dovrebbero sempre informarsi se il pesce, acquistato nelle grandi distribuzioni o consumato al ristorante, è stato preparato e conservato secondo la norma vigente.
È comunque sconsigliabile, se non si è più che sicuri della provenienza e della conservazione, offrire pesce crudo ai bambini al di sotto dei 12 anni, alle donne in gravidanza, alle persone allergiche ai pesci e a tutti coloro che hanno già disturbi gastroenterici acuti e cronici.
In ogni caso, se si acquistano sushi o sashimi al supermercato leggere bene l’etichetta di conservazione.Surgelare il pesce a meno 20 gradi celsius per almeno 72 ore uccide il parassita

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