Perché siamo attratti dai volti più sani? Questione di colore e sopravvivenza

14 febbraio 2017 ore 16:30, Andrea De Angelis
Il volto di una persona, quella parte del corpo che ci permette di essere riconosciuti e chiamati per nome. L'affidabilità del volto dipende anche dal suo colore. Non è questione di razzismo o di etnia, qui si parla di colorito: più o meno pallido. E anche così facendo stiamo comunque semplificando uno studio che, come vedremo tra un attimo, intende dimostrare come certi visi siano, in base al colore così come alla loro regolarità, più attraenti di altri. Insomma, l'ovale che contiene bocca, naso e occhi è il nostro biglietto da visita al di là di diversià culturali, religiose o di sesso. Non a caso è la parte più curata, dalla barba per gli uomini al trucco per le donne. E ora questo studio ce lo dimostra ancora di più. 

Perché siamo attratti dai volti più sani? Questione di colore e sopravvivenza
Lo studio
A rivelarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Behavioral Ecology. Secondo gli esperti, come spiegato con precisione da scienzenotizie.it, l’alta presenza di carotenoidi (i pigmenti rossi e gialli presenti nella frutta e nella verdura), nel nostro corpo, sarebbe vista dall’istinto come indice di buona salute. Il tutto è ovviamente legato ai benefici che essi realmente hanno sul nostro organismo. Infatti, spiega sempre il sito, è risaputo che questa sostanza ha un significativo effetto antiossidante. La ricerca di un partner, in buone condizioni di salute, ed in grado di garantire una prole numerosa e sana, è da sempre uno degli obiettivi principali della riproduzione, anche nel mondo animale. Ed essendo l'essere umano simile per il Dna a tantissimi animali, il gioco è presto fatto. Insomma, in maniera più o meno inconsapevole finiamo con l'avere una sorta di allarme interno che ci segnala quando quella persona è più o meno affidabile, nel senso più ampio del termine. Anche se il rischio di errore è ovviamente alto. Ma come riconosciamo i volti?

Come riconosciamo i volti
La capacità di riconoscere i volti, cambiando leggermente argomento, è in relazione diretta con una parte specifica del cervello. Il dato emerge da uno studio pubblicato di recente su 'Science', che ha individuato nella faccia inferiore del lobo temporale l'area deputata a tale funzione. "Questo studio - spiega Stefano Cappa, specialista della Sin - è la prova che la plasticità del cervello continua per molti anni dopo la nascita e, addirittura dopo l’adolescenza. Finora, invece, l’orientamento della comunità scientifica concordava sul fatto che la plasticità cerebrale fosse particolarmente marcata solo nei primi anni di vita dell’uomo". Una differenza importante, appurata grazie "ad avanzatissime tecniche di risonanza magnetica che hanno permesso di verificare come una abilità sempre maggiore nel riconoscimento dei volti, a partire dall’infanzia fin quasi ai 30 anni, si associ a un aumento delle dimensioni di questa regione del cervello".

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