Sushi, allarme anisakis: quali rischi e sintomi? Parola agli esperti

15 maggio 2017 ore 10:16, Andrea Barcariol

Gli studi di settore ne garantiscono gli standard qualitativi, ma un caso sta facendo molto discutere. Oggetto del dibattito è il sushi. La rivista medica BMJ Case Reports, infatti, ha raccontato la vicenda di un uomo di 32 anni residente in Portogallo. L'analisi del sangue aveva rivelato un’infiammazione, apparentemente senza spiegazione, salvo poi scoprire che l'uomo aveva mangiato del sushi. La gastroscopia ha evidenziato una terribile infestazione di vermi e larve all’interno dello stomaco del paziente.

Sushi, allarme anisakis: quali rischi e sintomi? Parola agli esperti
Le analisi successive hanno rilevato che il verme apparteneva al genere anisakis.«L’anisakis può infettare salmone, aringa, merluzzo, sgombro, calamaro, halibut e dentice - ha spiegato la dottoressa Joana Carmo, del reparto di gastroenterologia dell’ospedale Egas Moniz di Lisbona - Qualche decennio fa i dottori non conoscevano questa infezione».
Secondo Carmo «in Europa l’infestazione dei pesci è probabilmente più comune di quanto pensassimo.

COSA FARE - la larva può sopravvivere per settimane nell’apparato digerente e quando muore causa l’infezione che provoca un dolore insopportabile. "C’è chi avverte una sensazione di solletico in bocca o in gola subito dopo aver mangiato pesce crudo. Si tratta del verme che si muove lungo il palato" - spiegano gli esperti. Per eliminare con sicurezza il parassita, piuttosto visibile anche ad occhio nudo, è sufficiente congelare il pesce per almeno 72 ore ad una temperatura di circa -20° C.

SINTOMI - la maggior parte dei casi sono stati descritti in Giappone proprio in virtù delle abitudini alimentari, tuttavia la patologia viene sempre più riconosciuta nei paesi occidentali. I pazienti possono avere sintomi allergici come angioedema, orticaria e anafilassi. I sintomi gastrointestinali includono dolori addominali, nausea e vomito e complicazioni come sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite".

ESPERTI - quanto è sicuro mangiare pesce crudo o semi-cotto? "Il rischio è legato ad alcune malattie parassitarie, tra cui la più diffusa in Italia è l'anisakiasi (o anisakidosi)" - spiega all'AdnKronos Salute è Luciano Atzori, biologo ed esperto in sicurezza degli alimenti e tutela della salute. "Questa malattia - precisa - è causata dalle forme larvali (sottili, di colorazione bianco-crema e visibili a occhio nudo in quanto lunghe circa 1-3 cm, spesso arrotolate su se stesse) di nematodi ascaroidei del genere Anisakis (dal greco diverso e punta-arpione), attraverso il consumo di pesci crudi, poco cotti o sottoposti a blandi trattamenti chimico-fisici non in grado di eliminare le larve. In passato questa zoonosi era conosciuta quasi esclusivamente nei Paesi dell'Est Asiatico (soprattutto in Giappone), ma attualmente si sta diffondendo in molti Paesi dell'Occidente".
In Italia il primo caso di Anisakis è stato rilevato a Bari nel 1996, e "da allora si denota un incremento annuo dei casi soprattutto a seguito del diffondersi" della passione per sushi e sashimi.

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