Imola, bimba ricoverata per malaria: la variante a lunga incubazione

15 settembre 2017 ore 7:30, Stefano Ursi
Una bimba di 5 anni di origine straniera, ma residente nel Circondario imolese, è stata ricoverata all'ospedale Sant'Orsola di Bologna in condizioni non critiche, dopo che per lei è stata confermata un'infezione da malaria; a confermare l'infezione, si legge, il Laboratorio Unico Metropolitano che ha riscontrato la presenza del Plasmodium Vivax, specie molto meno aggressiva del Plasmodium Falciparum. La piccola, si legge sui media che ricostruiscono la vicenda, era rientrata da qualche mese da un viaggio nel Paese d'origine, dove potrebbe aver contratto la malattia. La variante in questione, si legge, può avere un'incubazione di alcuni mesi. Il trasferimento e il successivo ricovero della bimba presso il Sant'Orsola erano stati decisi, si legge, dopo che la bambina era stata portata al Pronto Soccorso pediatrico dell'Ausl di Imola su invio del medico curante con sintomi che potevano essere attribuiti a infezione malarica.

Imola, bimba ricoverata per malaria: la variante a lunga incubazione
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Ieri si è poi appreso che è ricoverata in Rianimazione all'ospedale Maggiore di Bologna per malaria la giovane 18enne tornata poco tempo fa da un periodo in Africa. La ragazza inoltre è incinta. Le condizioni della ragazza "sono stabili", fa sapere l'Ausl in una nota, in cui informa che la giovane ha 18 anni e che "i medici si sono riservati la prognosi per le prossime 48 ore". La paziente era rientrata il 6 settembre, ricostruisce sempre l'Asl di cui danno conto i media che raccontano la vicenda in corso e di cui si attendono aggiornamenti, da un soggiorno in un Paese africano. Si è presentata al pronto soccorso con sintomi che "potevano essere attribuiti ad infezione malarica". Gli esami di laboratorio hanno poi confermato la diagnosi e si è proceduto, quindi, al suo ricovero in ospedale "dove sono in corso le terapie del caso e il monitoraggio del feto".

 LA MALARIA - La “Mal aria” così definita in seguito alla credenza che venisse contratta dai miasmi malsani emanati dalle acque stagnanti delle paludi – spiega il portale epicentro.iss.it – è una grave malattia causata da protozoi parassiti trasmessi all’uomo da zanzare ad attività crepuscolare-notturna del genere Anopheles. Oggi la malaria è endemica in vaste zone dell’Asia, Africa, America latina e centrale, isole caraibiche e Oceania, con circa 500 milioni di malati ogni anno e oltre un milione di morti, minacciando nel complesso oltre il 40% della popolazione mondiale, soprattutto quella residente in Paesi poveri. Assieme alla tubercolosi e all’Aids – si legge ancora sul portale – la malaria è oggi una delle principali emergenze sanitarie del pianeta. La comparsa dei sintomi dipende da fattori diversi, i cui più importanti sono la specie plasmodiale e la carica infettante. In linea di massima, i sintomi della malaria da P. falciparum appaiono da 7 a 14 giorni dopo la puntura da parte della zanzara infetta e sono di varia natura, (mal di testa, vomito, diarrea (sudorazioni e tremori, ecc), comuni, almeno inizialmente, a quelli un’ influenza o ad altre infezioni, ma comunque sempre accompagnati da febbre elevata.

La malaria da P. falciparum – spiega epicentro.iss.it – arriva a essere letale distruggendo i globuli rossi e quindi causando una forte anemia ma soprattutto ostruendo i capillari che irrorano il cervello (in questo caso si tratta di malaria cerebrale) o altri organi vitali (in genere, ma non sempre, gli accessi febbrili si presentano ciclicamente seguendo il ciclo stesso di riproduzione e moltiplicazione del parassita). Le forme di malaria dovute agli altri parassiti sono decisamente meno gravi. I sintomi – spiegano ancora gli esperti – possono presentarsi anche con qualche giorno di ritardo rispetto a P. falciparum, ma soprattutto P. vivax e P. ovale possono dare recidive a distanza di qualche mese dall’attacco primario, per via di alcune forme che rimangono silenti nel fegato (ipnozoiti) per periodi dipendenti dalla specie (soprattutto P. ovale può riapparire dopo molti mesi) e dal ceppo plasmodiale. P. malariae può invece dare recrudescenze anche a distanza di anni, per via di forme che rimangono vitali nel circolo ematico, evadendo le difese immunitarie e causando un nuovo accesso malarico quando queste si abbassano per motivi diversi.

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autore / Stefano Ursi
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