Pasta, gli italiani la mangiano 5 volte a settimana e al dente: benefici

16 giugno 2017 ore 16:52, Americo Mascarucci
Che la pasta fosse il piatto preferito dagli italiani lo si sapeva già, che però gli italiani mangiassero pasta in media circa 5 volte a settimana questa forse può essere una novità. Invece è così e un'altra interessante novità riguarda pure il fatto che il primato del consumo di pasta è nel Centro Italia, non più al Sud o nelle Isole. E dulcis in fundo a mangiare più pasta sono gli uomini.

L'INDAGINE - Lo studio è stato condotto da Doxa-Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, che ha indagato i fattori chiave della qualità percepita della pasta secondo gli italiani in occasione dei 50 anni di vita della cosiddetta 'legge di purezza sulla pasta', normativa varata nel 1967 (580/67) che stabilisce i parametri di qualità che permettono alla pasta italiana di essere sempre la migliore al mondo.
Pasta, gli italiani la mangiano 5 volte a settimana e al dente: benefici
Tre i fattori chiave più segnalati da cui percepiscono la qualità: deve restare al dente e tenere bene la cottura (77%), dev'essere fatta con grano di qualità (68%), si deve legare perfettamente al sugo giusto (60%). Se 1 italiano su 3 ritiene che il rapporto esistente tra prezzo e qualità sia costante (più costa più è buona), il 41% dice di non percepire grandi differenze e il 22%, addirittura, di trovare più buona quella che costa meno. 
Ma ci sono anche dei timori legati al consumo di pasta da parte degli italiani: il 66% teme che possa rompersi durante la bollitura, il 59% che si attacchi, il 37% che le date di scadenza sulle confezioni siano sbagliate, il 36% che durante il condimento il sugo risulti scarso e il 32% che la porzione sia insufficiente. 

PERCHE' MANGIARE PASTA - Tanti i motivi per cui è giusto mangiare pasta. Innanzitutto perché non è in contrasto con una dieta dimagrante. Se consumata in quantità moderata (80grammi) con una salsa a base di verdure o di pomodoro fresco e con pochissimo olio, supera di pochissimo le 400 kcal. Inoltre l’assorbimento dei carboidrati richiede molto tempo. Dunque, un piatto di pasta ha un forte e prolungato potere saziante, virtù fondamentale nelle diete.
Aiuta ad affrontare gli sforzi fisici e mentali fornendo energia di pronto impiego (come tutti i carboidrati) senza appesantire. La pasta al pomodoro è l’ideale , per esempio, prima di una competizione sportiva anche impegnativa. Analogamente, va benissimo per gli sforzi mentali e nei momenti di stress.
Previene il mal di cuore e i tumori grazie all’indice glicemico più basso, insieme al pane di grano duro. Questo non solo garantisce sazietà, ma secondo le più recenti ricerche non alza i livelli della proteina C reattiva collegata al rischio cardiovascolare. Inoltre ha pochissimo sodio, dunque è amica della pressione (sempre che naturalmente non si esageri con il sale nei condimenti). Infine contiene fibre, baluardo contro le malattie cardiovascolari e anche contro i tumori. E su quest’ultimo punto: se condita con il pomodoro cotto, c’è anche l’apporto del licopene, sostanza principe nella prevenzione di tumori.
E' nutriente soprattutto se abbinata ai legumi: rappresenta una fonte di nutrimento completo in cui le proteine dei legumi, insieme a quelle della pasta, arrivano a un valore biologico pari a quello di un alimento di origine animale. E tutto questo senza sottoporre reni e fegato ad un superlavoro.

L'ESPERTO - Riccardo Felicetti, presidente dei Pastai di Aidepi spiega all'Adnkronos che "da sempre in Italia la pasta si ottiene a partire dalla semola di grano duro, l'unica ad avere quella tenacità che permette di tenere la cottura e di restare sempre al dente. A tutela e difesa della nostra qualità, questa tradizione è diventata legge 50 anni fa. Da allora, chiunque in Italia produca pasta destinata al mercato nazionale si impegna ad usare impasti preparati esclusivamente con semole (o semole integrali) di grano duro e acqua, senza ricorrere ad alcun additivo. Altrove - avverte - non è così: in molte parti del mondo si usa il grano tenero, che dà una pasta diversa per consistenza e tenuta in cottura. Ma ci sono anche altri limiti a garanzia della qualità del nostro prodotto simbolo. Per esempio, il colore, o il livello minimo di proteine e la qualità del glutine per trattenere l'amido e permettere quindi la proverbiale tenuta ‘al dente’. Per la legge di purezza, nella pasta italiana, il tenore proteico deve essere almeno il 10,5%. Ma i valori della pasta italiana sono decisamente più alti".

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