Le ultime frontiere in medicina: dal robot chirurgo che opera e previene

18 maggio 2017 ore 11:09, Stefano Ursi
La Giornata della Ricerca 2017 svoltasi presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma ha puntato il focus sulle nuove frontiere di robotica chirurgica e medicina traslazionale per la cura e prevenzione. Robot sempre più piccoli ma al contempo sempre più efficaci e capaci di operare con precisione assoluta e strumenti traslazionali in grado di rilevare e analizzare la risposta individuale ai farmaci: tutto con l'occhio sempre fisso verso la cosiddetta medicina delle “5 P”: Precisione, Predittiva, Personalizzata, Preventiva e Partecipativa. Attualmente in Italia – spiega una nota dell'Università – sono operativi circa 90 robot chirurgici. Dal 1999 ad oggi sono stati operati oltre 70mila pazienti e i numeri sono in continua crescita.

Le ultime frontiere in medicina: dal robot chirurgo che opera e previene
(c) Università Campus Bio-Medico di Roma
I principali vantaggi della chirurgia robotica – si legge – sono la facilità di accesso a zone anatomiche difficoltose, la visione tridimensionale del campo operatorio e le piccole incisioni che consentono di abbreviare la degenza in ospedale. Unico grande limite sono – precisa la nota – i costi dell'apparecchiatura. Ad aprire lo sguardo sui progressi mondiali della medicina di precisione Garret A. FitzGerald, Professore di Medicina Traslazionale presso la Perelman School of Medicine, Università della Pennsylvania, in USA, nonché Chief Scientific Advisor di Science Translational Medicine, e Guang-Zhong Yang, fondatore ed editor della rivista Science Robotics, come pure direttore e co-fondatore dell’Hamlyn Centre for Robotic Surgery presso l'Imperial College di Londra, il quale ha spiegato che ''la robotica chirurgica, in questi 25 anni, si è evoluta da ricerca di nicchia ad area di maggior sviluppo nell’ambito dell’ingegneria medica, tanto che nel 2020 si prevede un investimento nel campo dei robot chirurgici e diagnostici di 17,9 miliardi di dollari, con un tasso annuo di crescita del 13 per cento''.

''Il successo commerciale dei primi robot chirurgici – dice – ha ispirato nuovi dispositivi più piccoli, sicuri ed intelligenti, che puntano ad esplorare con sempre maggiore precisione il corpo umano per predire e prevenire le malattie. Ormai si progettano robot con braccia dal diametro di un capello, capaci di vedere dentro e sotto gli organi, in grado di esaminare cellule senza più bisogno di biopsie, in modo da ottenere diagnosi sempre più precoci''. Così invece Garret A. FitzGerald: ''L’emergere di strumenti e tecnologie traslazionali rilevanti per l’analisi della variabilità della risposta dei pazienti ai farmaci sono una promessa per la medicina di precisione. La sfida – ha detto – sarà ora quella di garantire un equo accesso ai benefici di questi progressi all’interno dell’attuale modello di business dei farmaci. Un modello chesecondo l'opinione dello scienziato – spinge verso un più rapido superamento della fase preclinica e dello svolgimento della fase uno e della fase due di sperimentazione umana su numeri sempre più ristretti di pazienti, in modo da avvicinare i tempi della commercializzazione”.

Le ultime frontiere in medicina: dal robot chirurgo che opera e previene
Genetica
La giornata è stata l'occasione per il Prorettore alla Ricerca, Eugenio Guglielmelli, di fare il punto sullo stato dell’arte della ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, puntando l'attenzione su tre progetti: quello realizzato da Marcello De Falco, docente UBCM di Ingegneria industriale, che ha realizzato un dispositivo di stoccaggio applicabile a sistemi di aria condizionata per consentire un risparmio energetico pari al 20-30 per cento. Le ricerche condotte da Daniele Santini, ordinario di Oncologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma: la prima, sul piano clinico, consente di tracciare la storia naturale dei tumori solidi con metastasi. La seconda, relativa al piano traslazionale, valuta gli effetti dei nuovi farmaci sul micro-ambiente osseo e sulle metastasi ossee non ancora visibili. E poi il lavoro di Mauro Maccarrone, ordinario UBCM di Biochimica sulle resolvine, molecole che regolano la fase conclusiva di un processo infiammatorio acuto, riparando i tessuti danneggiati e ripristinando quindi lo stato di buona salute dell’organismo.

#medicina #chirurgia #robotica #traslazionale #CampusBioMedico
autore / Stefano Ursi
caricamento in corso...
caricamento in corso...