Professioni sanitarie: verso l'accordo tra Stato e Regioni. Le variabili

18 maggio 2017 ore 15:30, Anna Lisa Renoldi
Pronto il testo dell’Accordo Stato Regioni sulla determinazione del fabbisogno per l’anno accademico 2017-18 dei laureati magistrali a ciclo unico, delle professioni sanitarie e dei laureati magistrali delle professioni sanitarie. Ora passa all’esame della Commissione Salute delle Regioni. I numeri definitivi sono stati individuati il 23 marzo scorso tra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e le categorie di lavoratori del settore e le Regioni.
Salvo modifiche (improbabili) dell’ultimo momento, i posti messi a disposizione tramite bando dalle Università saranno inferiori rispetto a quelli messi a bando lo scorso anno
Professioni sanitarie: verso l'accordo tra Stato e Regioni. Le variabili
I numeri: per Medicina e Chirurgia sono previsti 8.700 posti stabiliti dal Ministero della Salute, rispetto allo scorso anno i posti in meno sono 524, pari al -5,7% rispetto ai 9.224 a bando lo scorso anno. Per Veterinaria, rispetto ai 520 del Ministero Salute il taglio sui 717 dello scorso anno sarebbe di 197 posti (-27%). Per le professioni sanitarie, con il ministero Salute che chiede 23.588 posti, si taglierebbero 1.617 posti sui 25.205 a bando lo scorso anno (-6,4%).
Il 5 settembre prossimo è previsto il test di ingresso per Medicina e Chirurgia (8.700 posti) mentre il test per le 22 professioni sanitarie è fissato al 13 settembre. Con almeno 60 giorni di anticipo sulla data di esame gli Atenei hanno l’obbligo di pubblicare i bandi. Viste le scadenze piuttosto ravvicinate,  la Conferenza Stato Regioni ha davanti un percorso da coprire nel più breve tempo possible ed esprimere con sollecitudine il suo assenzo non più tardi di metà giugno per poi inviare tutto al ministero dell’Università che dovrà emanare i decreti con le disponibilità definitive e le ripartizioni per regioni e singoli atenei a fine giugno. Solo così le Università potranno pubblicare i bandi i primi di luglio.
Come si determina il fabbisogno formativo? Principalmente sulla base delle stime di domanda futura di professionisti sanitari espresse dai sistemi sanitari regionali e dal sistema nazionale nel suo complesso, ossia considerando i servizi sanitari erogabili sia dal settore pubblico sia dal settore privato inclusi i libero professionisti. Proiezioni (come leggiamo dal Sole24ore) che devono tenere d’occhio la sostenibilità economica del sistema nel suo complesso e abbracciare un orizzonte temporale non inferiore a venti o venticinque anni, a seconda della durata del percorso formativo universitario. 
Tra le variabili considerate: i cambiamenti demografici della popolazione di riferimento per ogni professione sanitaria, i cambiamenti nelle modalità di erogazione dei servizi sanitari, le quantità di professionisti attivi sul mercato del lavoro.

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