Menopausa e terapia ormonale: un "amore e odio" lungo 50 anni

18 ottobre 2017 ore 10:11, Eleonora Baldo

La ricorrenza odierna della Giornata mondiale della Menopausa offre un interessante spunto di riflessione sulle problematiche ad essa connesse e in particolar modo su i pro, i contro, i falsi miti e le verità scientifiche connesse alle terapie ormonali elaborate in questi ultimi anni per aiutare le donne ad affrontare gli “effetti collaterali” del passaggio all’età matura.

Molto si è parlato, negli ultimi anni, dei presunti rischi connessi all’utilizzo di terapie a base di estrogeni od estrogeni combinati con progesterone per affrontare i sintomi tipici della menopausa, quali ad esempio le vampate di calore e una sudorazione particolarmente intensa. Ebbene, quella se sembrava una convinzione diffusa e solida nelle sue fondamenta scientifiche, ovvero che la somministrazione della terapia ormonale favorisse l’insorgenza di patologie gravi come ictus, trombosi, tumori al seno e all’endometrio, è stata recentemente smentita da un ampio e accuratissimo studio pubblicato sul “Journal of the American Medical Association” i cui esiti sono il risultato di ben 18 anni di analisi e ricerca su un campione di oltre 26mila donne di età compresa tra i 50 e i 79 anni. In basi ai risultati raccolti dai ricercatori americani, quindi, il ricorso a terapie ormonali sostitutive non aumenterebbe il rischio di morte nelle donne, a patto che si tratti di un percorso terapeutico della durata non superiore ad un anno, a seguito dell’entrata in menopausa e che vengano utilizzati dosaggi ormonali contenuti. Gli studi condotti sul campione di indagine hanno evidenziato come l’indice di mortalità femminile registri differenze decisamente minime tra le donne in terapia ormonale sostitutiva (27,1%) e le altre donne (27,6%); uno scarto così contenuto da indurre gli scienziati a ritenere che “Questi risultati supportano le linee guida che raccomandano l’uso della terapia ormonale sostitutiva per le donne appena entrate in menopausa che devono affrontare sia le vampate che altri sintomi. D’altra parte, però, non fornisce prove a supporto dell’uso per la prevenzione delle malattie cardiovascolari o di altre malattie croniche”.

Menopausa e terapia ormonale: un 'amore e odio' lungo 50 anni

Per completezza di cronaca è bene precisare che il ricorso alla terapia ormonale sostitutiva riguarda una percentuale molto ristretta delle donne in menopausa che in Italia non supera il 5%. Quattordici milioni di donne che, come ammonisce l’esperto il Dott. Annibale Volpe, ordinario di ginecologia all’Università di Modena e Reggio Emilia è bene facciano ricorso alla cura ormonale “solamente in presenza di una chiara indicazione che tenga in considerazione sintomi specifici: vasomotori, da atrofia urogenitale, dolori muscolari diffusi. La terapia deve essere somministrata per il tempo necessario che coincide con la manifestazione sintomatologica. Nelle donne che assumono la terapia ormonale entro dieci anni dall’inizio della menopausa, ci sarebbe una riduzione dei processi di calcificazione delle arterie coronariche, un beneficio in termini di mortalità e un mancato aumento dell’incidenza degli eventi cardiaci”.  Oltre a benefici evidenti e alle rassicurazioni giunte dalle ultime ricerche in materia, è bene ricordare che esistono alcune situazioni in cui è sconsigliato assumere ormoni per contenere gli effetti della menopausa,  ovvero quando la donna che intenda sottoporti al trattamento abbia sofferto in passato di  tumore al seno o all’endometrio oppure se ha una cardiopatia ischemica. Vi sono poi altre situazioni in cui la ricorso alla terapia deve essere valutato caso per caso, qualora la paziente soffra di patologie come l’obesità, di familiarità per il tumore al seno, di fibromi uterini.  

 

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