Pasticcio Nuovi Lea: prescrizioni ko "senza metodo rigoroso"

02 dicembre 2016 ore 21:44, Adriano Scianca
“Manca un metodo preciso e rigoroso”. Il parere è tagliente ed estremamente critico. Il riferimento è ai nuovi Lea ( Livelli essenziali di assistenza, sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini). Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ne ha parlato durante l'audizione ieri in Commissione Igiene e Sanità del Senato. Per il Gimbe, non c'è un metodo chiaro per definire quali prestazioni includere o escludere nei livelli essenziali di assistenza sulla base del 'value' e dell'efficacia. In assenza di queste evidenze, "piuttosto che comprare a scatola chiusa, il Ssn dovrebbe destinare risorse alla ricerca comparativa indipendente". 

Pasticcio Nuovi Lea: prescrizioni ko 'senza metodo rigoroso'

Ma il quadro non è tutto negativo. Il Gimbe individua infatti nel nuovo testo "numerosi elementi positivi, come ridefinizione dell'articolazione dei Lea con maggior dettaglio nella descrizione delle prestazioni; aggiornamento dei nomenclatori; aggiornamento degli elenchi di malattie croniche e rare; ridefinizione dei criteri di appropriatezza per tutti i regimi di ricovero; misure per migliorare l'appropriatezza professionale sulle prestazioni di specialistica ambulatoriale". La mancanza maggiore rilevata da Gimbe è quella di "un metodo rigoroso per favorire un adeguato trasferimento delle migliori evidenze nella definizione e aggiornamento delle prestazioni. In assenza di questo - precisa Cartabellotta - i Lea inevitabilmente finiscono per includere prestazioni dal value basso o addirittura negativo, ed escludono alcune prestazioni dall’elevato value". 

Il problema è che "questa criticità rischia di compromettere la sostenibilità dei nuovi Lea": il presidente Gimbe, infatti, ha portato "l'esempio dell'adroterapia per i tumori pediatrici che, pure in assenza di prove di efficacia, è inclusa nell'elenco, mentre resta fuori la telemedicina per il monitoraggio domiciliare dei pazienti con scompenso cardiaco, nonostante sia esplicitamente prevista dal Piano nazionale della cronicità, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni".

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