Birra effetto ''antidolorifico'': via un quarto di disagio, ma attenti all'alcol

02 maggio 2017 ore 10:44, Stefano Ursi
In queste ore si fa un gran dibattere su uno studio dell'Università di Greenwich, sull'efficacia dell'alcol rispetto agli antidolorifici sul dolore. Nello studio in questione, pubblicato sul Journal of Pain, si afferma che la birra avrebbe effetti efficaci nella sopportazione del dolore, fino ad un quarto della percezione dello stesso; e secondo i ricercatori più di alcuni analgesici. L'innalzamento del livello di alcol nel sangue porta, spiegano, ad un leggero innalzamento della soglia del dolore, che verrebbe così percepito e sopportato meglio. Così i ricercatori spiegano sinteticamente cosa emerge dalla sperimentazione effettuata: "I risultati suggeriscono che l'alcol è un analgesico efficace, capace di fornire riduzioni clinicamente significative nei punteggi di intensità del dolore. Questo potrebbe spiegare l'abuso di alcol in coloro che hanno un dolore persistente, nonostante le potenziali conseguenze per la salute a lungo termine". L'alcol avrebbe, secondo i ricercatori, effetti più potenti del paracetamolo, ma vanno fatte delle precisazioni.

Birra effetto ''antidolorifico'': via un quarto di disagio, ma attenti all'alcol
Ovviamente in queste parole e nelle risultanze dello studio ci sono molte considerazioni da fare, visto che per primi gli stessi ricercatori si sono affrettati a chiarire che quanto emerge dallo studio non è e non sarà mai un consiglio a sostituire gli analgesici e gli antidolorifici con l'alcol, perché esso è dannoso a lungo andare per la salute. Rimane poi da capire, e questo è un dato non indifferente sotto vari aspetti e punti di vista, se l'effetto prodotto sia legato ai recettori del cervello oppure all'effetto dell'alcol stesso, che porta all'abbassamento della tensione e dunque alla minore percezione. Questo studio, come altri del resto, va dunque preso per quel che è e non come foriero di soluzioni fai da te contro il dolore, perché gli effetti dell'alcol sulla salute delle persone sono spesso pesantissimi, che sono sotto gli occhi di tutti. E, va ricordato, l'alcol è ancora un problema molto importante e sentito; nel 2016, infatti, si stima che i consumatori giornalieri di bevande alcoliche siano il 21,4% della popolazione di 11 anni e più, confermando il trend strutturale discendente degli ultimi dieci anni, che vede il 22,2% nel 2015 e il 29,5% nel 2006. Continua invece ad aumentare la quota di coloro che consumano alcol occasionalmente, dal 38,8% del 2006 al 43,3% del 2016, e che bevono alcolici fuori dai pasti, dal 26,1% al 29,2%.

Lo ha reso noto l'Istat pubblicando le statistiche sul consumo di alcol in Italia. Tra gli adolescenti, spiega la nota dell'Istituto, diminuisce sensibilmente il consumo di alcolici, dal 29 al 20,4%, sia giornaliero sia occasionale, seppure si manifesti negli ultimi anni un andamento oscillante. Secondo i dati resi noti dalla rilevazione dell'Istituto, beve vino il 51,7% della popolazione di 11 anni e più che ha consumato alcolici nel 2016, mentre il 47,8% consuma birra e il 43,2% aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori. Stabili, rispetto al 2015, i comportamenti di consumo abituale eccedentario o di binge drinking, che hanno riguardato 8 milioni e 643 mila persone. Il dato che preoccupa è quello dell'eccesso nel consumo, rispetto alle raccomandazioni del Ministero della Salute, che accade più frequentemente negli ultrasessantacinquenni, 36,2% uomini e 8,3% donne, nei giovani di 18-24 anni, 22,8% e 12,2% e gli adolescenti di 11-17 anni, 22,9% e 17,9%. Il dato che fa riflettere, in questo senso, e che la rilevazione riporta, è quello relativo alla popolazione giovane di 18-24 anni, che è più a rischio per il binge drinking, frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17,0% dei ragazzi.

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autore / Stefano Ursi
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