Batteri del neonato vengono da mamma: lo dice la metagenomica

20 gennaio 2017 ore 9:31, Adriano Scianca
Insieme all'amore e al nutrimento, la mamma trasmette al proprio bambino appena nato anche... alcuni batteri. Lo dimostrano i ricercatori del Cibio (Università di Trento) in uno studio pubblicato su mSystems, nuova rivista dell'American Society for Microbiology. Nello studio, condotto in collaborazione con le unità operative di ostetricia e neonatologia dell'ospedale S.Chiara di Trento, è stato osservato attraverso un “computer computazionale” che la trasmissione verticale dei microbi effettivamente avviene almeno per alcune specie batteriche e può essere studiata in modo sistematico. Uno strumento per studiare la potenziale esposizione a malattie. 

Batteri del neonato vengono da mamma: lo dice la metagenomica

L'analisi ha rilevato la presenza di ceppi batterici geneticamente identici nei campioni fecali di neonati e delle loro madri, diversi da quelli individuati in altri neonati o madri: un segnale che attesta la trasmissione verticale. I risultati indicano inoltre che i ceppi trasmessi appartenenti a diverse specie di Bacteroides e Bifidobacterium erano attivi nelle comunità microbiche (dette microbiomi) sia della madre che del neonato suggerendo che la trasmissione verticale sia avvenuta con successo e possa essere duratura. "L'esposizione precoce del neonato è importante per l'acquisizione e lo sviluppo di un microbiota sano", afferma Nicola Segata, autore dello studio e ricercatore presso il Centro di Biologia Integrata (Cibio) dell'Università di Trento. 

"Abbiamo elaborato metodi per individuare il flusso verticale di microorganismi dalle madri ai neonati e dimostrato che le madri sono la fonte di parte dei microbi che potrebbero essere essenziali per lo sviluppo del microbiota intestinale del neonato. La rivoluzione si chiama metagenomica, un metodo biotecnologico che dalle feci o dalla saliva di una persona consente di risalire ai microorganismi presenti attraverso il sequenziamento del loro materiale genetico e l'analisi informatica dei dati. L'approccio classico richiederebbe invece la coltivazione dei microorganismi in laboratorio: una pratica che ha altri vantaggi ma che è lenta, costosa ed estremamente difficile per la maggioranza dei batteri nel microbiota". La quasi totalità di questi ceppi microbici in persone sane “ha funzioni indispensabili per il corpo umano, come per esempio coadiuvare la digestione. Ma la presenza di determinate varianti di alcuni microorganismi solitamente non patogeni - spiega Segata - può significare avere rischi aumentati di contrarre malattie complesse e/o autoimmuni come il diabete, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Benché sia ancora presto per i risultati finali su tutte le cinquanta coppie - conclude - possiamo dedurre che probabilmente una parte considerevole dei batteri del neonato proviene dalla madre". 
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