Demenza senile, evitarla con la prevenzione contro 9 rischi

20 luglio 2017 ore 12:16, Americo Mascarucci
Circa 47 milioni di persone soffrono oggi di demenza nel mondo e questo numero è destinato a crescere fino a 6 milioni entro il 2030, toccando la vetta dei 115 milioni entro il 2050. In medicina la demenza è un disturbo acquisito su base organica delle funzioni intellettive che sono state in precedenza acquisite: memoria (a breve e a lungo termine) e almeno una tra pensiero astratto, capacità critica, linguaggio, orientamento spazio-temporale, con conservazione dello stato di coscienza vigile. La demenza senile è determinata dalla distruzione dei neuroni cerebrali con la progressiva perdita delle funzioni mentali: ne derivano perdita della memoria, disturbi della parola, incapacità di eseguire movimenti coordinati; se compare prima dei 65 anni è detta presenile.
Demenza senile, evitarla con la prevenzione contro 9 rischi

I NOVE FATTORI
Eppure la demenza potrebbe essere prevenuta agendo contro nove fattori di rischio che ne aumentano le possibilità di sviluppo. Combattere il fumo, la depressione, favorire lo studio potrebbero essere "medicine" molto più efficaci dei farmaci tradizionali.
Nove fattori elencati nel primo documento della Lancet Commission on Dementia Prevention and Care, secondo cui in mancanza di terapie efficaci anche le cure di supporto, che non prevedono farmaci, acquistano una notevole importanza e vanno garantite ai pazienti. Il rapporto è stato presentato alla conferenza della Alzheimer's Association International di Londra che ha visto protagonisti molti studi scientifici sull'Alzheimer, con la promessa di arrivare nei prossimi anni a metodi semplici per la diagnosi precoce della malattia e a nuove cure.

LE PROPOSTE
Studiare, risolvere il calo dell’udito, l’ipertensione e l’obesità riduce il rischio del 20%; smettere di fumare, curare un’eventuale depressione, aumentare l’attività fisica, prevenire e trattare il diabete e migliorare i contatti sociali ridurrebbe il rischio di un 15%. "L’effetto cumulativo di un’azione su questi nove fattori di rischio è superiore a quella possibile con gli attuali farmaci sperimentali", osserva lo psichiatra Lon Schneider, coordinatore del documento.
"Per il trattamento dell’agitazione e dell’aggressività, per esempio, il contatto sociale o le attività assieme agli altri sono più utili degli antipsicotici che possono provocare effetti collaterali dannosi, dagli eventi cardiovascolari all’eccessiva sedazione - puntualizza Schneider -. Anche la stimolazione cognitiva in gruppo può essere utile: molte terapie non farmacologiche hanno un valore rilevante per questi pazienti".

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