Scoperto il gene che "frena" la riduzione dei grassi: è lotta all'obesità

21 luglio 2017 ore 22:16, Andrea Barcariol
E' il gene istone deacetilasi 3 la chiave per sconfiggere l'obesità. E' quanto hanno scoperto i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano che hanno osservato come inattivandolo si attiva un cambiamento radicale del metabolismo nel tessuto adiposo bianco, la sede principale per l’accumulo di grasso come riserva di energia nei mammiferi. Questo gene in pratica regola la capacità del tessuto adiposo di bruciare i grassi e di disperderli sotto forma di calore.

Scoperto il gene che 'frena' la riduzione dei grassi: è lotta all'obesità
Nature Communication ha pubblicato lo studio, coordinato dal gruppo guidato da Maurizio Crestani del Laboratorio “Giovanni Galli” di biochimica e biologia molecolare del metabolismo e di spettrometria di massa - Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università Statale di Milano. L’inattivazione della istone deacetilasi 3 nel tessuto adiposo provoca l’aumento del metabolismo ossidativo dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. La maggiore attività ossidativa dei mitocondri consente di “bruciare” in modo più efficiente i grassi accumulati in questo tessuto che gioca un ruolo fondamentale nell’obesità.  “Questi risultati – spiega Crestani – mettono in luce nuovi meccanismi di regolazione delle cellule adipose. È interessante notare che, secondo le nostre osservazioni, l’istone deacetilasi 3 sembra agire come un ‘freno molecolare’ del metabolismo ossidativo che brucia i grassi nel tessuto adiposo bianco e impedisce la produzione di calore. Se riuscissimo a modulare questo ‘freno’ nel tessuto adiposo bianco, potremmo trovare un modo per favorire la riduzione dei grassi accumulati e quindi il peso corporeo, soprattutto nei soggetti sovrappeso o obesi”. Non solo. “La comprensione dettagliata di questi meccanismi aprirebbe la strada alla messa a punto di nuove terapie per l’obesità, una patologia in forte aumento anche in Italia che ha gravissime conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita e che aumenta il rischio di sviluppare altre patologie quali il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e i tumori” - sottolinea Crestani.
Il lavoro, realizzato anche grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, si è avvalso della collaborazione dei ricercatori dell’Università di Losanna (Svizzera), della Vanderbilt University a Nashville Tennessee (Usa) e dell’Irccs Istituto scientifico San Raffaele di Milano.

OBESITA' IN ITALIA
I dati mostrano quote crescenti di persone in sovrappeso o obese dal Nord al Sud Italia. La Campania continua a detenere il primato per quota più alta di persone in eccesso ponderale: 1 persona su 2 tra sovrappeso (37,4% e 13,6%). Seguono Sicilia, Molise e Puglia con valori non molto distanti. Le analisi temporali non mostrano cambiamenti significativi nella quota di persone in eccesso ponderale. Tuttavia va considerato che questo è il risultato di andamenti differenti delle due componenti, soprappeso e obesità, nelle tre ripartizioni geografiche: la quota di persone in sovrappeso non si modifica, mentre l'obesità aumenta nel Sud Italia e si riduce nelle Regioni del Centro.

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