Tumore ovaio, il DNA 'spazzatura' nasconde marcatori predittivi

22 giugno 2017 ore 15:04, Stefano Ursi
L'importanza della genetica e del cosiddetto DNA 'spazzatura' nello studio dei tumori. In particolar modo, si legge oggi in uno studio, condotto dall’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, sostenuto da AIRC, con il contributo di Cloud4Care e SIA, sul tumore all'ovaio. Pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research, lo studio si è concentrato in particolare – si legge sul portale ufficiale dell'IRCCS Mario Negri – sul ruolo di lunghi RNA non codificanti (lncRNAs), che fanno appunto parte del DNA 'spazzatura'. Tutto si annoda, spiegano i ricercatori, su una 'firma molecolare' basata sui livelli di espressione di tre lncRNA, la quale ha mostrato di avere un ruolo prognostico nelle pazienti affette da tumore epiteliale maligno dell’ovaio in fase iniziale (stadio I).

Tumore ovaio, il DNA 'spazzatura' nasconde marcatori predittivi
DNA
Così Maurizio D’Incalci, Capo Dipartimento di Oncologia dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ di Milano: "Abbiamo individuato tre lncRNAs, che sembrano essere un marcatore predittivo di sopravvivenza e di ricaduta della malattia. Siamo ancora all'inizio, ma i risultati di questo studio ci suggeriscono che siamo sulla strada giusta". La prospettiva è molto interessante, spiegano i ricercatori nella nota, soprattutto in relazione alla possibile definizione, in maniera più precisa, del rischio di recidiva delle pazienti con carcinoma dell'ovaio al primo stadio. I dati che emergono da questo studio, dicono, potranno essere utilizzati in questo senso dopo una validazione su altre casistiche ed integrati ad altri parametri biologici e clinici.

L'importanza deriva dal fatto che molte pazienti con carcinoma dell'ovaio al primo stadio, spiega la nota, sono ancora in età fertile e se il rischio di recidiva è molto basso c'è la possibilità di decidere di intraprendere una gravidanza. Soltanto le pazienti ad alto rischio di recidiva, spiegano, riceveranno una chemioterapia post-chirurgica, mentre le altre pazienti potranno essere seguite con controlli periodici evitando terapie farmacologiche, spesso associate ad effetti collaterali. Questo studio, tutto italiano, racconta ancora una volta come le nuove tecnologie utilizzate in relazione al DNA umano siano fondamentali, allo scopo di scoprire se in quello che una volta era ritenuto DNA spazzatura siano contenute informazioni potenzialmente decisive.

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autore / Stefano Ursi
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