Epatite C, il 20% dei casi è sommerso: I rimedi per scovarla in tempo

23 giugno 2017 ore 8:54, Americo Mascarucci
Per ogni 10 persone con epatite C due ignorano di avere il virus. Sono le cosiddette infezioni sommerse che oggi però potrebbero essere facilmente eradicate grazie ai nuovi farmaci sperimentati. Per Salvatore Petta, ricercatore di gastroenterologia all’azienda ospedaliera universitaria Policlinico ‘Paolo Giaccone’ di Palermo, è necessario intervenire su due pilastri: "I medici di famiglia e lo screening sulle popolazioni a rischio". Come riporta l'Adnkronos, Petta ha spiegato la strategia nel corso di un confronto dedicato alle terapie innovative contro l’Hcv.
Epatite C, il 20% dei casi è sommerso: I rimedi per scovarla in tempo

LA MALATTIA - L'epatite C è una malattia infettiva, causata dall'Hepatitis C virus (HCV), che colpisce in primo luogo il fegato (epatite). L'infezione è spesso asintomatica, ma la sua cronicizzazione può condurre alla cicatrizzazione del fegato e, infine, alla cirrosi, che risulta generalmente evidente dopo molti anni. In alcuni casi, la cirrosi epatica potrà portare a sviluppare insufficienza epatica, cancro del fegato, varici esofagee e gastriche.
L'HCV è trasmesso principalmente per contatto diretto con il sangue infetto, spesso dovuto all'uso di droghe per via endovenosa, a presidi medici non sterilizzati e trasfusioni di sangue. Si stima che circa 130-170 milioni di persone al mondo siano infettate dal virus dell'epatite C. L'esistenza dell'epatite C, in origine definita "epatite non A non B", è stata ipotizzata nel 1970 e confermata nel 1989.
Il virus persiste nel fegato di circa l'85% delle persone infette. Questa infezione persistente può essere trattata con numerosi farmaci, alcuni giunti a disposizione solo dal 2015. Con i farmaci più moderni si può avere la guarigione in oltre il 90% dei pazienti trattati. Chi ha già sviluppato la cirrosi o il cancro del fegato (epatocarcinoma) beneficerà molto meno del trattamento farmacologico e pertanto per questi pazienti in fase avanzata potrebbe essere necessario un trapianto di fegato. Al 2016, non è ancora stato sviluppato un vaccino specifico.

LO STUDIO - "Due recenti indagini epidemiologiche condotte in Italia – ha spiegato Petta all’Adnkronos Salute, a margine dell’incontro organizzato con il supporto di Gilead Sciences – ci hanno fornito una stima affidabile della percentuale delle infezioni da Hcv, che si attesta tra l’1 e il 1,7%. Altro dato importante è che si tratta di un’infezione tipica soprattutto della popolazione anziana, tra i 60 e i 70 anni. Sappiamo, inoltre, che l’80% dei pazienti sono consapevoli della loro malattia, mentre nel 20% dei casi si tratta di sommerso".
Necessario quindi intervenire su questa fetta di popolazione che ignora la malattia perché non sufficientemente informata: "Uno screening di massa è improponibile - continua Petta -  E’ invece molto importante un’intensa collaborazione con i medici di medicina generale, perché possono identificare e segnalare i loro pazienti con infezione nota, ma anche portare a screening quelli con una storia a rischio per Hcv come tossicodipendenza, familiarità per l’infezione, dializzati, trasfusi ecc. D’altra parte noi dobbiamo esporci in prima linea per uno screening in popolazioni a rischio, come quelle dei Sert, delle carceri, le persone con comportamenti sessuali a rischio o che si sono sottoposte nei decenni passati a trasfusioni di emoderivati. In questo modo, concentrando le nostre forze su questi due elementi, potremmo far emergere il sommerso, facendo un’azione positiva sia verso il singolo sia verso la popolazione generale". 

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