Hiv e Aids: c'è Piano nazionale 2017-2019, ma quanto caos in Regioni

23 marzo 2017 ore 8:22, Adriano Scianca
Il nuovo Piano nazionale di interventi contro Hiv e Aids è stato inviato dal ministero della Salute alle Regioni per l’Intesa in sede di Conferenza. Si punta a un incremento dei casi diagnosticati e mantenuti in cura fino al raggiungimento del 90% delle persone che vivono con Hiv/Aids. 

Hiv e Aids: c'è Piano nazionale 2017-2019, ma quanto caos in Regioni

GLI OBBIETTIVI
Tra gli obbiettivi, anche l’attivazione di un percorso diagnostico terapeutico definito in almeno l’80% dei Centri clinici deputati all’assistenza alle persone con Hiv/Aids, il mantenimento di livelli di viremia tali da restare al di sotto del 5% i fallimenti virologici/anno, la riduzione a meno del 5% della perdita di contatto, da parte dei Centri clinici, con i pazienti seguiti dai centri, il dimezzamento delle diagnosi tardive e l’allineamento con l’“action plan” dell’Organizzazione mondiale della Sanità e dell’Unione europea. Si punta a una prevenzione “altamente efficace”, ovvero “ancorata a principi e azioni che oltre a comprendere le campagne di informazione, l’impiego degli strumenti di prevenzione e gli interventi finalizzati alla modifica dei comportamenti, si estendano all’uso delle terapie Arv come prevenzione”. Nel mirino anche la stigmatizzazione che ancora affligge le persone con malattia. 

LE CRITICITA'
Il Piano sottolinea anche le criticità principali da superare, tra cui l’estrema differenziazione della sorveglianza da Regione a Regione per una serie di variabili facoltative, la mancata effettuazione o registrazione del risultato del test di avidità per identificare le infezioni recenti, la duplicazione dei casi intra e interregionali e la sottonotifica dei casi. Gli interventi su cui dovranno agire le Regioni riguardano l’unificazione dei due sistemi di sorveglianza Hiv e Aids, prevedendo una scheda di segnalazione, uniforme per tutte le regioni, utilizzata sia per la prima diagnosi di Hiv che per la prima diagnosi di Aids, l’utilizzo di una piattaforma di inserimento dati nazionale e centralizzata che preveda dei must-enter per evitare i missing nelle variabili principali e che segnali in automatico i duplicati di casi diagnosticati in anni o in regioni diverse, il monitoraggio del numero di test Hiv effettuati annualmente e la misura dell’incidenza delle infezioni recenti da Hiv tra le nuove diagnosi. 

LE CATEGORIE A RISCHIO
Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, più del 33% delle persone che vivono con Hiv/Aids hanno superato i 50 anni; la coorte olandese Athena stima che nel 2030 il 73% delle persone con Hiv avrà più di 50 anni e l’80% di questi presenterà almeno una comorbosità. Le categorie a rischio sono: uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini; persone che utilizzano sostanze; detenuti; lavoratori e lavoratrici del sesso (sex workers); persone Transgender; persone che afferiscono ai centri Ist.
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