Primo medico anti-vaccini radiato fa ricorso: "Contro di me metodi da Br"

24 aprile 2017 ore 16:14, Americo Mascarucci
Arriva addirittura a richiamare il vecchio motto delle Brigate rosse "ucciderne uno per educarli tutti", Roberto Gava, il cardiologo radiato dall'Ordine dei medici di Treviso perché accusato di aver fatto propaganda contro i vaccini. Provvedimento al quale il medico si è opposto presentando ricorso, fatto questo che per il momento gli consente comunque di poter continuare ad esercitare la professione. Secondo Gava l'ibiettivo sarebbe quello di punire lui per mettere in guardia tutti gli altri medici che non vogliono allinearsi al divieto di contestare l'utilità e l'efficacia dei vaccini.
Primo medico anti-vaccini radiato fa ricorso: 'Contro di me metodi da Br'

LE ACCUSE - L’accusa per lui è quella di "non aver tutelato la salute individuale e collettiva senza basare le proprie prescrizioni sulle evidenze scientifiche disponibili e sottraendo le persone assistite, e in particolare i minori, a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia". E’ il primo caso in Italia di medico anti-vaccini radiato dopo la dura presa di posizione da parte della Federazione nazionale degli Ordini dei medici dello scorso luglio contro le posizioni giudicate anti-scientifiche di quanti hanno paventato rischi comnnessi ai vaccini. Meno di un anno fa la Fnomceo aveva preannunciato sanzioni fino alla radiazione per i medici con posizioni considerate antiscientifiche rispetto ai vaccini e sarebbero almeno altri due i procedimenti disciplinari aperti. 

PLAUSO LORENZIN: Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin esulta: "È un momento in cui è necessario assumere delle posizioni chiare. La vaccinazione è l’arma di prevenzione più efficace e questo lo dice la scienza. Non entro nel merito del caso specifico perché c’è un principio che bisogna rispettare ed è quello che consegna agli ordini professionali la totale autonomia in merito ai procedimenti e alle sanzioni disciplinari nei confronti degli iscritti"
"Grazie a Ordine medici Treviso per aver radiato primo medico per il suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini - ha scritto su Twitter Waleer Ricciardi presidente dell'Istituto Superiore di sanità - La decisione dell’Ordine di Treviso è un passaggio importantissimo, che deve essere un segnale per tutti i medici che non si comportano secondo la deontologia. In tutti i paesi del mondo seri si agisce così, visti i danni che queste posizioni possono provocare la radiazione è una misura più che giustificata. In Italia stiamo vedendo gli effetti delle campagne contro i vaccini, con i tassi di copertura che sono crollati". 

LA DIFESA - Intanto gli avvocati che difendono il medico sottolineano che l'Ordine di medici di Treviso lo ha radiato dall'ordine per le sue posizioni espresse nei confronti dei vaccini. Sostanzialmente a detta dei suoi avvocati, il medico sarebbe stato condannato solo per aver espresso le sue idee, idee che sarebbero ben fondate tenendo conto dell'esigenza di personalizzare ogni vaccinazione al fine "di prevenire i gravi pericoli e i danni da vaccini ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa". Sempre i suoi legali sottolineano che nessun paziente ha subito alcun danno né si è lamentato di lui ed anzi tutti sono pienamente soddisfatti del suo operato e ne hanno dato anche testimonianza con pubbliche manifestazioni di apprezzamento. Secondo gli avvocati definirlo come il medico anti-vaccini non corrisponderebbe al vero, in quanto il medico tenderebbe a non servirsi dei vaccini solo quando sono sconsigliabili o nel caso in cui un paziente rifiuti di il vaccino per alcune sue convinzioni personali.
Gava da parte sua intervistato dal Corriere del Veneto ha aggiunto: "In medicina non esistono certezze assolute. Ciò che conta è conoscere bene ogni paziente nella sua storia personale, fisica, psichica, familiare, sociale e ambienta e poi decidere il meglio per lui". Poi conclude: "Sono stato punito per le mie pubbliche manifestazioni di pensiero e di scienza e senza che mi fossero contestati concreti pericoli e danni a pazienti. Le Brigate rosse dicevano: ucciderne uno per educarli tutti". 

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