Tumore alla prostata con la carne alla Camera. Gli studi sulle nuove biopsie

24 ottobre 2017 ore 10:29, Micaela Del Monte
Mentre oggi c'è un interrogazione alla Camera sull'accostamento della carne rossa a patologie come cancro al colon-retto, ma anche per il cancro al pancreas e per quello alla prostata, continuano ad arrivare novità dal punto di vista delle diagnosi. La carne rossa infatti, cioè quella dei bovini, probabilmente cancerogena, viene sempre più identificata come una delle cause maggiori di determinate malattie. Sempre maggiore popolazione italiana decide infatti di diminuire il consumo di carne per questioni etiche, ma soprattutto perché tende a preferire un'alimentazione sana basata proprio sul principio della piramide alimentare che, a differenza di quanto affermato dalla Ministra Lorenzin, mette in cima il consumo di carni rosse proprie perché se ne consiglia un uso limitato; il Ministro Martina, collegato in videoconferenza.

Tumore alla prostata con la carne alla Camera. Gli studi sulle nuove biopsie
Fondamentale resta comunque la prevenzione, ma quando il sospetto indica la possibile presenza di un tumore della prostata, malattia che ogni anno colpisce trentacinquemila italiani, da un accertamento non si può prescindere. Soltanto la biopsia della prostata è infatti in grado di dare una risposta definitiva ai dubbi dell’urologo.

Come riporta LaStampa però : "Il problema maggiore è che la qualità delle biopsie attuali non è ottimale - ha spiegato Beppe Morgia, direttore della clinica urologica dell’Università Catania -. Per prelevare il tessuto ghiandolare, bisogna vedere la lesione sospetta. Ma la maggior parte degli urologi, per capire dove infilare l’ago, utilizza ancora l’ecografia, che quasi mai distingue il tessuto sano da quello malato. La biopsia viene dunque eseguita con prelievi casuali all'interno dell’organo. Questo significa che in alcuni casi si rischia di non prelevare il tessuto tumorale. Questo comporta la necessità di ripetere la biopsia: una scelta per molti di noi obbligata che si ripercuote però sul paziente, oltre che sulle casse del servizio sanitario".  

NUOVE MODALITÀ' DI DIAGNOSI 
Da qui l’invito a cambiare approccio, per "prendere di mira" la prostata in maniera più accurata. Risonanza magnetica, seguita da una biopsia "eco-guidata", ma in tre dimensioni: questo l’iter attualmente più accurato, secondo gli specialisti. "L’utilizzo della risonanza magnetica ci permette di ridurre il numero delle biopsie: se l’esito è negativo, non si procede al prelievo del tessuto ghiandolare - aggiunge Morgia -. Quando si riscontra un’area sospetta, invece, la risonanza risulta comunque d’aiuto nell'indicare le aree sospette su cui effettuare la biopsia. L’approccio in uso negli ultimi anni permette di integrare i risultati della risonanza magnetica con quelli forniti dall'ecografia in tre dimensioni".  

UTILIZZO DELL'INDAGINE INTEGRATA
L’indagine integrata è definita dalla specialista biopsia di fusione per via dell’integrazione tra le diverse metodiche di imaging. Detto ciò, esistono delle indicazioni specifiche mirate a selezionare la popolazione di pazienti più indicata a essere seguita in questo modo. "L’utilizzo va considerato per chi deve ripetere la biopsia a seguito di un sospetto clinico che persiste dopo una biopsia negativa", chiosa Mirone. 

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