Lotta al tumore alla prostata: dal test Psa alla Prostata Cancer Unit

25 ottobre 2017 ore 8:54, Eleonora Baldo

E’ un mondo in fermento quello che ruota attorno alla diagnosi e alla cura del tumore alla prostata, uno dei tumori più frequenti nell’uomo e la terza causa di morte per neoplasia. E’ di questi giorni la notizia sulla conferma, grazie ad uno studio americano, della validità del test del Psa come screening preventivo per ridurre l’incidenza e la mortalità causata da questa grave patologia che, si stima, colpisca ogni anno 2,6 milioni di persone in Europa, con cifre che si attestano oltre i 35mila nuovi casi in Italia ogni anno, con una maggiore incidenza e mortalità nella fascia over 60.

Ebbene, grazie alle attività di ricerca condotte dal pool di scienziati guidati da Alex Tsodikov, biostatistico dell'Università del Michigan, è stato possibile confermare l’utilità dello screening effettuato attraverso i valori di Psa, che attraverso la sua attività di prevenzione avrebbe ridotto significativamente il tasso di mortalità per carcinoma maligno alla prostata, costringendo le percentuali di mortalità all’interno di una forbice compresa tra il 25 e il 32%.

Lotta al tumore alla prostata: dal test Psa alla Prostata Cancer Unit
La conferma sarebbe arrivata grazie ad uno studio comparativo tra due precedenti ricerche svolte sulla questione nei decenni addietro. Partendo da queste, Tsodikov avrebbe elaborato un modello matematico “ponte” tra le due che tiene di fatto conto delle differenze esistenti tra le due. Certo, nel mondo medico-scientifico, regna ancora un “sano scetticismo” sulla questione, come testimoniano le parole di Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano, secondo il quale “in medicina non si può essere a favore o contro tout court. Certo non è l'esame di screening ideale, ma se è usato con criterio e se si condividono con il paziente vantaggi e svantaggi, allora possiamo dire che funziona e salva le vite”.

A salvare vite umane, inoltre, contribuirebbe anche un nuovo approccio di cura multidisciplinare attivato per la prima volta in Italia dal Policlinico Umberto I di Roma, il Prostate Cancer Unit, “un team di più specialisti che hanno una specifica esperienza e competenza nel settore del carcinoma prostatico e collaborano strettamente per la gestione di questi pazienti” ci spiega Alessandro Sciarra, coordinatore dell'unità Prostatico del Policlinico romano "di cui generalmente fanno parte un urologo, un radioterapista, un oncologo, un radiologo e un anatomo patologo” e che ogni anno si occupa di oltre 550 pazienti. Grazie a questa unità è quindi possibile fornire al paziente un supporto migliore e un migliore approccio di cura che tenga conto di tutti gli aspetti della malattia. Ma si tratterebbe anche di “una formula vincente anche per il personale medico e sanitario” continua Sciarra -  anche se necessariamente comporta un supplemento di lavoro e richiede il supporto maggiore possibile da parte dell'ente che la ospita. Poter confrontarsi continuamente fra specialisti di diverse discipline ed avere una collaborazione automatica, rappresenta sicuramente un arricchimento culturale e gestionale per tutti gli specialisti”.

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