Il mare anticancro: ricci, vongole e spugne per combatterlo

25 settembre 2017 ore 10:54, Andrea Barcariol
C'è un tesoro da scoprire in fondo al mare. E' quanto sostiene Vittorio Venturi che si occupa di batteriologia e al Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) di Trieste e guida un gruppo di ricerca attivo in questo campo. «C'è una fonte ancora poco esplorata di molecole bioattive, che ci riserverà molte sorprese» - spiega lo scienziatoall'AdnKronos Salute, in occasione della manifestazione 'Trieste Next 2017'.

Il mare anticancro: ricci, vongole e spugne per combatterlo
Lunga la golden list degli alleati marini, a partire dai batteri: «Per esempio penso a un'intuizione importante sulla comunicazione fra batteri. Oggi sappiamo che questi si comportano come un gruppo e non come singoli. Una scoperta che ha rivoluzionato la microbiologia ed è stata messa a segno proprio studiando un batterio marino che vive in simbiosi con un calamaro». Questi batteri bioluminescenti creano una comunità e «producono luce solo quando sono in tanti. Seguendo questa pista si è scoperto che anche altri batteri comunicano e agiscono in base al loro numero. Una svolta che apre una porta importante su diverse possibili applicazioni. La comunicazione batterica è un target del futuro per nuovi antibiotici. Agendo su questo fronte, per esempio, si può rendere la comunità più debole e confusa». Tanto il lavoro che c'è ancora da fare «uno scenario smisurato», secondo Venturi che spiega: «Le potenzialità del mare sono immense e guardando a quanto scoperto finora mi chiedo soltanto una cosa: come mai abbiamo aspettato fino ad adesso?».

TRIESTE NEXT 2017
Nel corso della manifestazione ‘ha raccontato la sua esperienza anche Laura Steindler,
dirigente del gruppo di Microbiologia marina dell’università di Haifa, mira a scoprire proprietà nascoste, nello specifico, nelle spugne marine. «I meccanismi cellulari che sono alla base della crescita e dello sviluppo di organismi come i ricci di mare, si sono conservati durante l’evoluzione e funzionano allo stesso modo nell’uomo - Giannino Del Sal, direttore del dipartimento di Scienze della vita a Trieste e capo dell’unità di Oncologia molecolare del Cib - Per questo ricci di mare e altri organismi relativamente meno complessi rappresentano un ottimo modello di studio. E proprio la ricerca dei processi cellulari in questi modelli è stato importante per comprendere sviluppi rilevanti per il tumore. Ad esempio analizzando i ricci di mare si è capito come si dividono le cellule e si è scoperta un’importante proteina, la “ciclina”, che conservata fino all’uomo funziona controllando proprio il ciclo di divisione cellulare. Nei tumori queste proteine agiscono in modo aberrante, in seguito a ciò le cellule si dividono e proliferano in modo sregolato causando la crescita del tumore».

LA RICERCA
Quanto alla ricerca sui tumori, la ricerca si concentra su ricci di mare, vongole e tunicati: si va dalla trabectedina, un farmaco antitumorale scoperto nel 1969 e derivato da una sostanza prodotta da un organismo marino che vive nel mar dei Caraibi, all’eribulina mesilato utilizzato contro il carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico, un analogo sintetico dell’alicondrina B, prodotto naturale isolato dalla spugna marina Halichondira okadai.

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