Alzheimer, incredibile scoperta anti danni al cervello della proteina tau

26 gennaio 2017 ore 10:35, Americo Mascarucci
Come bloccare l’#Alzheimer intervenendo sulla #proteina #tau.
E' ciò che hanno stabilito i #ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis.
Si tratta della proteina che garantisce il normale funzionamento dei neuroni. Nelle persone malate di Alzheimer questa proteina si raccoglie in grovigli che danneggiano le cellule cerebrali.
I ricercatori, secondo quanto riferisce una nota di Adnkronos, hanno dimostrato che i livelli della proteina tau possono essere ridotti da una molecola sintetica chiamata oligonucleotide.
In che modo?
Lo studio, condotto su topi e scimmie e pubblicato su Science Translational Medicine avrebbe dimostrato che la molecola sintetica potrebbe trattare le malattie neurodegenerative caratterizzate da anomalie della tau. 
Gli scienziati americani hanno somministrato l’oligonucleotide anti-tau a topi di 9 mesi ogni giorno per un mese, e hanno poi misurato gli accumuli della proteina tau nel cervello quando i topi avevano 12 mesi: ne è risultata una forte riduzione dei livelli della proteina tau. 
Alzheimer, incredibile scoperta anti danni al cervello della proteina tau

Il trattamento non solo ha fermato il suo accumulo, ma ne avrebbe anche invertito i danni. 
Gli animali trattati sono vissuti più a lungo degli altri trattati col placebo, mostrando migliori capacità cognitive e mnemoniche. 
"Abbiamo dimostrato che questa molecola abbassa i livelli della proteina tau, prevenendo e in alcuni casi invertendo il danno neurologico”  ha detto Timothy Miller, docente di neurologia e autore senior dello studio. 
"Questo composto è il primo ad aver dimostrato di invertire i danni legati al cervello e ad avere anche il potenziale per essere usato nei pazienti". 
I ricercatori hanno trattato inoltre gruppi di scimmie, rilevando importanti benefici. 
"Si tratta di un promettente nuovo approccio, ma dobbiamo condurre ulteriori test prima di passare alla sperimentazione sull’uomo", conclude Miller.


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