Giappone, zoonosi letale per donna morsa da gatto randagio

26 luglio 2017 ore 8:22, Eleonora Baldo
Prendersi cura della creature indifese è indiscutibilmente un gesto di grande amore e generosità che, purtroppo, stando a quanto rivelato nei giorni scorsi dal Ministero della Salute giapponese, nonostante la bontà dell’atto può portare ad esiti mortali.

IL CASO - I fatti in oggetto riguarderebbero la morte, avvenuta lo scorso anno, di una donna, cittadina del Paese del Sol Levante, deceduta a seguito del morso di un gatto randagio a cui stava rivolgendo le proprie cure nel tentativo di sfamarlo e accudirlo. Tuttavia, il Dicastero giapponese si sarebbe riservato di mantenere nel silenzio l’intera vicenda per svolgere tutti gli accertamenti di rito e determinare le cause del decesso della vittima che, stando ai dati raccolti, sarebbe morta, dopo 10 giorni di agonia, a causa di una febbre particolarmente aggressiva e debilitante, trasmessa dalle zecche, la Sindrome da Trombocitopenia (SFTS) da cui, molto probabilmente, era affetto anche il gatto che la donna avrebbe cercato di accudire

I DATI - Si tratterebbe del primo caso al mondo di zoonosi – ovvero di malattia trasmetta da un animale all’uomo – anche se, stando ai dati circolanti in rete, i primi casi di SFTS si sarebbero registrati, proprio in Giappone, già nel 2013. Altri casi, si sarebbero inoltre presentati in altri Paesi asiatici come Corea, Cina e Giappone. Il condizionale, in questo contesto, è assolutamente un obbligo poiché si tratterebbe di una malattia nuova che, secondo i primi dati raccolti dai medici, avrebbe un tasso di mortalità pari al 30% e una maggiore incidenza sulla popolazione di età superiore ai 50 anni. Le autorità sanitarie giapponesi, dopo 12 mesi di studio e di accertamenti, considerata la pericolosità della patologia, avrebbero diffuso il comunicato riguardante la notizia della morte della donna per mettere in guardia i cittadini dai rischi connessi a gesti amorevoli e, in un un certo senso “innocui” come prendersi cura di animali randagi.

Giappone, zoonosi letale per donna morsa da gatto randagio

I SEGNALI – A scopo informativo riportiamo quanto divulgato da “Epicentro”, il Portale Nazionale dell’epidemiologia per la Sanità Pubblica a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la prevenzione della Salute dell’Istituto superiore di Sanità.

L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, con microclima preferibilmente fresco e umido, tuttavia le zecche possono trovarsi anche in zone a clima caldo e asciutto o dove la vegetazione è più rada. La loro presenza dipende, infatti, essenzialmente dalla presenza sul territorio di ospiti da parassitare, per questo luoghi come stalle, cucce di animali e pascoli sono tra i loro habitat preferiti. Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro (apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore perché emettono una sostanza contenente principi anestetici. Generalmente rimangono attaccate all’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

LE PRECAUZIONI - Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmettere una malattia.

In generale, è consigliato:

  • indossare abiti chiari (rendono più facile l’individuazione delle zecche), coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello
  • evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta
  • al termine dell’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
  • trattare gli animali domestici (cani) con sostanze acaro repellenti prima dell’escursione
  • spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni.

Inoltre, in commercio esistono repellenti per insetti (DEET, N-dietiltoluamide, icaridina, permetrina) e prodotti piretroidi da spruzzare sugli abiti. Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Infatti, solo dopo un certo periodo (alcune ore) in cui è saldamente ancorata per alimentarsi, la zecca rigurgita parte del pasto, inoculando nel sangue dell’ospite eventuali patogeni. Bisogna comunque tenere presente che solo una percentuale di individui è portatore di infezione.


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