Roma, poliziotto in coma per meningite: focus sulla profilassi

27 giugno 2017 ore 8:28, Eleonora Baldo

Ancora un altro caso di meningite a Roma: questa volta a combattere contro il temibile virus, la cui espansione sembra ormai inarrestabile, sarebbe un giovane poliziotto di servizio a Roma, presso la sezione Volanti di Roma.

IL CASO - Secondo i primi accertamenti medici, si tratterebbe di meningite a liquor limpido. L’agente 26enne è stato ricoverato ieri mattina presso l’Istituto Spallanzani di Roma a seguito della manifestazione dei primi sintomi, corredati da una febbre altissima. Attualmente si troverebbe in stato di coma e sotto osservazione dei medici del noto nosocomio della Capitale. Oltre alle preoccupazioni riguardanti la situazione di salute personale del poliziotto, a preoccupare le autorità sarebbe il rischio di  contagio e diffusione del virus, strettamente connessa alle abitudini di vita del giovane agente – ospite della caserma “M. Gigli” di via Guido Reni, presso la cui struttura si trovano anche la mensa ed il bar delle forze dell’ordine – e l’attività svolta, ovvero il servizio antitaccheggio presso i mezzi di trasporto, dal bus, alla metro, sino ai controlli a piedi lungo le strade della Capitale.

In una nota rilasciata nel pomeriggio di ieri, la Questura di Roma ha fatto sapere che “Al momento non si hanno notizie sulla positività di agenti batterici, potenzialmente responsabili della condizione. Secondo quanto previsto dalle linee guida del Ministero della Salute, la misura di profilassi è prevista solo in caso di meningite da meningococco per le persone che sono state a stretto contatto con il dipendente negli ultimi dieci giorni - prosegue la nota - come chi condivide alloggio, bagni, mezzi di servizio. Non essendo ancora possibile escludere che si tratti di miningococco, tutti coloro che ricadono nella fattispecie prevista dal Ministero della Salute devono andare da un medico (pronto soccorso, sala medica o medico curante) per una valutazione clinica e la valutazione dell'eventuale effettiva necessità di profilassi. Per queste stesse persone è inoltre previsto un periodo di sorveglianza sanitaria di dieci giorni dall'ultimo contatto con inizio immediato di appropriata terapia al primo segno sospetto di malattia, in particolar modo in caso di febbre alta”.

Inoltre, anche per sedare le preoccupazioni dei colleghi venuti a contatto con l’agente colpito dal virus, la Questura ha provveduto, di concerto con l’Ufficio Sanitario Provinciale, a mettere in atto misure di sorveglianza sanitaria a titolo precauzionale “provvedendo altresì a diffondere tra il personale dipendente, una corretta informazione circa i protocolli vigenti in casi di infezioni virali, per le quali, secondo le linee guida del Ministero della Sanità, non sono previste specifiche misure di profilassi né antibiotica né di genere ambientale”.

PROFILASSI - Riprendendo una note dell’Istituto superiore di Sanità ricordiamo che in Italia sono disponibili vaccini per la prevenzione di tutte le forme batteriche ma non per le forme virali. I ceppi più virulenti sono quelli di tipo C – che possono colpire maggiormente bambini e adolescenti – e di tipo B, la cui maggiore incidenza di casi riguarda bambini sotto l’anno d’età.

Le misure di prevenzione e diagnosi precoce possono salvare la vita, pertanto risulta molto utile rivolgersi al primo punto medico disponibile (pronto soccorso, medico di condotta…) non appena si manifestano i primi sintomi sospetti come febbre alta, nausea, debolezza, collo rigido, sensazione di fastidio all’esposizione alla luce e convulsioni.

Per quanto riguarda il piano vaccinale si ricorda che questo varia da Regione a Regione e numerose novità verranno introdotte dal decreto del Ministero della Salute approvato nelle scorse settimane che prevede, in generale, l’introduzione di 12 vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione a scuola dei bambini.

Per quanto riguarda invece gli adulti, la vaccinazione non è obbligatoria e segue dei criteri di volontarietà – è possibile sottoporvisi, a pagamento, eccezion fatta per la Toscana dove i vaccini sono disponibili gratuitamente,  presso la propria Asl o tramite prescrizione attraverso il medico di base – e di opportunità, da valutarsi caso per caso in funzione della presenza o meno di fattori di rischio come la presenza nell’adulto di patologie come il diabete, la talassemia o malattie epatiche croniche e immunodeficienze congenite o acquisite.


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