Celiachia, dai 6 anni in su rischio stop della crescita: diagnosi salva-ossa

27 giugno 2017 ore 18:44, Stefano Ursi
In molti casi l'arresto della crescita del proprio bambino è un fattore che spinge i genitori, preoccupati, a rivolgersi al medico per capire cosa stia accadendo. Spesso può essere colpa della celiachia. In 1 persona su 100 la scoperta di essere celiaci avviene tramite specifici test, ma la metà di chi ne è affetto non ha una diagnosi, a causa del fatto che la malattia è capace di manifestarsi in moltissime varianti. Dalle meno visibili, con sintomi lievissimi o atipici, accanto a quelle che presentano i sintomi gastrointestinali come vomito, diarrea, perdita di peso e nei bambini dai 6 anni in su, arresto della crescita, cosa che si verifica dopo l'inserimento del glutine nell'alimentazione quotidiana. Uno su tre nei 50mila casi di celiachia pediatrica in Italia ha queste caratteristiche.

Celiachia, dai 6 anni in su rischio stop della crescita: diagnosi salva-ossa
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Gli altri due terzi dei bambini che vengono colpiti sono più grandi e con anemia che non risponde alla terapia a base di ferro ma non manifestano sintomi gastrointestinali bensì stanchezza e brusco rallentamento della crescita. Poi il tipo di celiachia silente, che pur non 'facendo rumore' esplica comunque i suoi effetti sull'organismo e sulla persona. Questo e altri temi sono al centro del secondo Congresso della Società Italiana di Nutrizione Clinica in corso a Firenze, dove i nutrizionisti clinici si sono confrontati relativamente a questi aspetti, spesso poco conosciuti. Così si legge sulle agenzie, il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINUC: "Nei bambini è possibile fare diagnosi con un semplice esame del sangue che rilevi la presenza degli anticorpi specifici (TTG o EMA) in misura di dieci volte superiore ai livelli normali, il che rende la diagnosi più facile e meno traumatica rispetto alla precedente pratica della biopsia intestinale che individua se i villi intestinali sono atrofici e infiammati (invece necessaria nella popolazione adulta)''.

Celiachia, dai 6 anni in su rischio stop della crescita: diagnosi salva-ossa
celiachia
''Il trattamento della patologia - spiega - si basa su un regime dietetico che escluda in maniera assoluta e a vita il glutine, quindi grano certo, ma anche frumento, segale, orzo, farro e kamut mentre sono permessi riso e mais e i prodotti certificati per assenza di glutine ormai ampiamente disponibili in commercio e a carico del SSN. La novità - si legge sulle agenzie - è che la celiachia si manifesta sempre più in maniera camaleontica con sintomi atipici come l'anemia e la perdita di massa ossea, spia di un malassorbimento di nutrienti. Mentre in altri casi i sintomi sono dermatiti e alopecia ossia perdita di capelli che solo dopo un lungo iter vengono ricondotti alla intolleranza al glutine". Leggendo la Relazione Annuale al Parlamento sulla Celiachia del Dicembre 2016 pubblicata sul sito del Ministero della Salute, e confrontata con la prima Relazione Annuale, redatta nel 2007, si nota che le diagnosi di celiachia sono passate da 64398 a 182858 e ciò è avvenuto grazie soprattutto alla sensibilizzazione dei medici e degli operatori sanitari. I celiaci in Italia al 31 dicembre 2015, si legge, risultano 182858, quasi 11000 in più rispetto al 2014.

Le Regioni che hanno registrato il più alto numero di diagnosi sono la Campania con 2268 e la Lombardia con 1867. Dal confronto dei dati nel biennio 2014-2015 emerge, al netto di alcuni casi particolari riconducibili a nuove modalità di acquisizione dei dati, un costante incremento del numero di celiaci in tutte le realtà regionali e provinciali. Il numero annuale di diagnosi assumerà un significato più chiaro negli anni a venire, quando nei presidi accreditati con il SSN sarà applicato a regime il nuovo protocollo diagnostico. Il maggior numero di celiaci residenti sono, al primo posto, la Lombardia con il 17,7% (32408 celiaci) e al secondo posto, a pari merito, la Campania e il Lazio con il 9,7% (17777 celiaci). La popolazione celiaca, per la natura autoimmunitaria della malattia, risulta interessare più le donne (129225) che gli uomini (53633).

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autore / Stefano Ursi
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