Morto a 48 ore dal trapianto, le equipe smentiscono: "Cuore perfetto"

27 settembre 2017 ore 23:59, Luca Lippi
Sviluppi sul caso di un cuore non in buone condizioni trapiantato su un 60enne poi deceduto dopo 48 ore. Le equipe mediche interessate smentiscono ogni irregolarità e assicurano sulla bontà dell’organo sia in partenza sia in arrivo. Del caso ne abbiamo parlato ma ora c’è la replica degli ospedali. Il cuore a detta dei medici del San Camillo e anche da parte degli specialisti del san Raffaele di Milano era un organo in perfette condizioni.
Morto a 48 ore dal trapianto, le equipe smentiscono: 'Cuore perfetto'

LA SPIEGAZIONE DAL SAN RAFFAELE DI MILANO
Il San Raffaele è l’ospedale da dove proveniva l’organo trapiantato. In una nota, il nosocomio milanese ha dichiarato che il "cuore” era “sano, paziente morto per conseguenze annegamento. Il paziente di 48 anni arrivava al San Raffaele in seguito a una sindrome da annegamento e conseguente arresto cardiaco, per tale ragione veniva immediatamente valutato per escludere l'infarto miocardico come causa dell'evento. Gli esami strumentali, compresa la coronarografia, escludevano la presenza di patologie cardiache con particolare riferimento alle arterie coronarie. Come da protocollo, una volta accertata la morte con criteri neurologici e la non opposizione al prelievo di organi a scopo di trapianto, si è provveduto alla trasmissione delle informazioni cliniche al Centro nazionale trapianti. L'ultimo giudizio di idoneità è stato espresso dal chirurgo trapiantatore in sede di prelievo di organo, come previsto dalla procedura nazionale validata dal Cnt".

LA SPIEGAZIONE DEL SAN CAMILLO DI ROMA
L’ospedale ricevente l’organo, il San Camillo, sottolinea la correttezza dell’esecuzione pedissequa del protocollo. Il team di cardiochirurgia ha dichiarato che il "Cuore” era “perfetto". Dalla conferenza stampa convocata dall’Ospedale San Camillo di Roma è emerso che: "La procura non ci ha mai contattato", lo ha detto il direttore generale, Fabrizio d'Alba. 
Il direttore della cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci, ha dichiarato:  "L'organo trapiantato non era malato, diverse sono le complicanze che possono aver portato alla morte". Il professore ne elenca almeno cinque: "Un rigetto iperacuto, una riposta infiammatoria sistemica, una infezione da endotossina batterica, una sindrome legata ai farmaci per l'anestesia o a seguito di ipertensione polmonare strutturale. Era un paziente critico già operato al cuore, più volte ricoverato per scompenso cardiaco e con defibrillatore. L'intervento è andato bene, poi sono intervenute delle complicanze".

IL MINISTRO LORENZIN
Sul caso, ovviamente, massima attenzione da parte del Ministero della Sanità, che ha avviato un’ispezione e le verifiche del caso. Il ministro Lorenzin ha comunque dichiarato ai microfoni di  Radio Capital, che il fatto sarebbe "gravissimo ma è anche singolare per un sistema come quello italiano. Con il Centro nazionale trapianti abbiamo procedure di massima sicurezza fra le migliori al mondo. Mi sembra uno di quegli errori tragici, ma anche inaccettabili. Vedremo se ci sono state delle falle e agiremo di conseguenza".

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autore / Luca Lippi
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