Plasticità del cervello 'tramuta' vista in udito, sordi ''ascoltano'' i volti

28 giugno 2017 ore 10:00, Stefano Ursi
Le persone sorde dalla nascita sono capaci di ''ascoltare i volti''. È quanto dimostra uno studio condotto al Centro Mente e Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento e pubblicato sulla rivista scientifica PNAS. Lo studio, descritto in una nota del CIMeC, spiega che l’area del cervello deputata a recepire gli stimoli uditivi, nel loro caso riesce a compensare il deficit iniziando a funzionare in modo del tutto simile alle aree del cervello dedicate alla vista. Così anche chi è sordo dalla nascita riesce in maniera straordinaria a recuperare informazioni legate all’identità di chi sta parlando, che di solito arrivano tramite attraverso l’udito come le emozioni che esprime, le sensazioni e gli stati d'animo fino all'età.

Questi cambiamenti, e qui sta il centro focale, il cuore dello studio, non si verificano in maniera casuale bensì sono costretti in specifici binari, che su base genetica vengo tracciati nel corso dell’evoluzione umana: il che suggerisce che il cervello è sia plastico che rigido. Così Olivier Collignon, responsabile del progetto, membro del CIMeC e professore presso la Université Catholique de Louvain, in Belgio: ''Il nostro progetto s’inserisce nell’ambito del dibattito Natura-Cultura sullo sviluppo del cervello umano. Se da una parte gli studi neuroscientifici hanno evidenziato la straordinaria abilità del cervello umano di adattarsi alle esperienze nel corso della vita, dall’altra rimaneva da chiarire quanto tale abilità avvenisse entro i limiti definiti dall’informazione genetica. Quello che accade nelle persone sorde è una delle dimostrazioni più evidenti che questa plasticità del cervello può essere vincolata da specializzazioni determinate geneticamente, in accordo con quanto è stato dimostrato anche nelle persone cieche''.

Ma c'è di più, perché attraverso questo studio, si è compreso che la percezione e l’elaborazione del volto e della voce di chi ci sta davanti nel cervello umano si vengono a costruire con alcuni meccanismi comuni, nonostante il veicolo attraverso cui arrivano al cervello, ovvero canali sensoriali, siano distinti. Secondo i ricercatori, dunque, esisterebbe un collegamento 'preferenziale' tra i due circuiti, quello visivo e quello uditivo, che si può far risalire a una fase precoce di sviluppo ed evoluzione del cervello umano. In questo modo la persona integra volti e voci, così da estrapolarne informazioni rilevanti su identità ed affettività. Stefania Benetti, del CiMeC, prima autrice dello studio: ''È probabilmente sulla base di questo collegamento preferenziale, che il cervello riesce ad adattarsi all’impossibilità di percepire l’informazione vocale, modificando le aree uditive della voce in modo che contribuiscano invece ad elaborare informazione del volto''.

Uno studio che, con le sue scoperte, potrebbe aprire una strada verso un futuro di grandi innovazioni in questo campo; spiegano i ricercatori che gli studi neuroscientifici finora condotti hanno portato a ritenere che la plasticità del cervello sia un ostacolo al recupero dell’udito, reso oggi possibile attraverso una neuroprotesi nota come ‘impianto cocleare’. Ipotizzando che le aree uditive, una volta che si siano adattate a percepire informazione visiva, non riescano più a recuperare la capacità di elaborare informazione uditiva. Spiega Francesco Pavani, sempre del CiMeC, coautore dello studio: ''Nella pratica riabilitativa e clinica ciò si è tradotto nella raccomandazione di potenziare il canale uditivo (la voce) e mascherare quello visivo (i movimenti delle labbra e le espressioni facciali) durante la riabilitazione delle persone con impianto cocleare. I risultati del nostro studio introducono in qualche modo una sfida a questa raccomandazione. Sottolineano invece che questi canali sensoriali, che sono fortemente integrati già nelle fasi precoci dello sviluppo cerebrale, potrebbero invece essere sfruttati durante le pratiche riabilitative per potenziare l’analisi del linguaggio orale tramite informazioni visive''.

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autore / Stefano Ursi
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