Non solo melanoma, immuno-oncologia funziona anche su tumore vescica

28 marzo 2017 ore 14:05, Adriano Scianca
Un filo di speranza unisce il tumore al polmone e quello alla vescica: l'immuno-oncologia potrebbe essere la strada per sconfiggere entrambi. Nel convegno nazionale “Immunoterapia nei tumori del polmone e dell’urotelio, a che punto siamo?” realizzato con il sostegno di Roche nel quale gli esperti si sono confrontati sui nuovi trattamenti di queste due neoplasie, è emerso come in Italia vi siano indici di guarigione superiori a quelli del resto d'Europa: 14,3% per il tumore al polmone e 78% per quello alla vescica (nel resto del continente sono rispettivamente 13% e 68,6%). 

LA LOTTA AI TUMORI
Non solo melanoma, immuno-oncologia funziona anche su tumore vescica
La ragione di questo dato potrebbe proprio essere nella immuno-oncologia. Si tratta di una tecnica che riaccende il sistema immunitario contro la malattia. “Stiamo entrando nella seconda fase dello ‘tsunami’ provocato da questa rivoluzione terapeutica, per questo possiamo parlare di immuno-oncologia anche per altre patologie neoplastiche”, ha spiegato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. “Sono ormai chiari i vantaggi dell’uso di questi farmaci in combinazione o in sequenza, a cui si aggiunge in prospettiva anche la possibilità di combinarli con quelle tradizionali per aumentarne l’efficacia”. I pazienti con cancro alla vescica hanno atteso invano significative novità per anni: si tratta spesso di pazienti anziani e fragili, con molte altre patologie che limitano l'uso della chemioterapia. Eppure in Italia vivono quasi 87.800 persone dopo il tumore del polmone e 253.850 dopo quello della vescica. Si tratta infatti di due delle neoplasie più frequenti (la terza e la quinta), che fino a poco tempo fa non presentavano reali alternative terapeutiche se diagnosticate in fase avanzata.  

UNA RIVOLUZIONE
Oggi l'immuno-oncologia sta modificando lo standard del trattamento anche in questi tumori. Si tratta del “più importante avanzamento dell’anno nella lotta contro il cancro”, secondo quanto stabilito nel 12° Report annuale della Società americana di oncologia clinica sui progressi contro i tumori (Asco’s Annual Report on Progress Against Cancer). Secondo Licia Rivoltini, direttore Unità di Immunoterapia dei Tumori Umani all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, “l’immuno-oncologia sta modificando in maniera sostanziale uno scenario terapeutico che, nel carcinoma della vescica, era praticamente fermo a 30 anni fa, per decenni infatti sono mancate significative novità. Le persone colpite da questo tumore sono spesso anziane e fragili, con molte altre patologie che limitano l’uso della chemioterapia”. 

COS'È?
Ma di cosa si tratta, di preciso? Si tratta di una tecnica che punta a stimolare il sistema immunitario dall’esterno a reagire con maggior forza contro malattie gravi, come possono essere i tumori. L'immuno-oncologia si affianca ad altre armi classiche, impiegate finora nella lotta contro il cancro (chirurgia, chemioterapia, radioterapia), ma ne rappresenta un approccio totalmente diverso e ha alla base proprio il concetto di combattere la malattia grazie alla stimolazione del sistema immunitario. In altre parole, il processo naturale prevede che, alla presenza di un agente estraneo come un batterio o un virus, il nostro “sistema di sorveglianza” venga attivato. Questo per espellere o rendere innocuo il nemico. Purtroppo, nel caso dei tumori, le cellule impazzite attivano alcuni stratagemmi per eludere questo controllo. Ebbene, l’immuno-oncologia è in grado di bloccare questo meccanismo, ovviamente dannoso per il corpo, mantenendo alto il livello di allerta: le nostre barriere protettive possono così combattere il tumore. 
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