Professioni sanitarie: accordo Stato-Regioni. Le 'eccezioni' scatenano la Fials

28 marzo 2017 ore 12:33, Luca Lippi
Beatrice Lorenzin ha apportato delle modifiche al testo della bozza di accordo tra Stato e regioni sulle competenze professionali. Niente più “criteri limite” nel testo, dunque, ma l'indicazione della definizione degli ambiti di competenza in relazione al “contenuto del profilo professionale, al contenuto degli ordinamenti didattici e al contenuto dei codici deontologici”.
La formulazione leggermente modificata dal Ministro, secondo Ipasvi (Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d'infanzia) è una formulazione riallineata con i principi della L. 42/1999. Il parere della Mangiacavalli di Ipasvi è che in questo modo è possibile valorizzare adeguatamente il processo di innovazione organizzativa che sta subendo il sistema sanitario nazionale, basato sulla integrazione e sulla valorizzazione delle diverse professionalità secondo uno schema dinamico in grado di dare risposta ai mutevoli bisogni assistenziali dei cittadini.
Di parere contrario, invece, Giuseppe Carbone, segretario generale Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità).
Nel 2016 dal confronto con il Presidente del Comitato di Settore Regioni Sanità, Dr. Garavaglia, la Fials, nell’illustrare le proprie proposizioni per il rinnovo contrattuale, aveva chiesto al Presidente che le stesse fossero parte integrante dell’Atto di Indirizzo all’Aran che il Comitato di settore si apprestava a predisporre. La Fials aveva chiesto al Presidente l’impegno di qualificare l’atto di indirizzo con il riconoscimento contrattuale delle competenze avanzate e specialistiche delle professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, come di tutti gli altri dipendenti dagli amministrativi ai tecnici. 
Professioni sanitarie: accordo Stato-Regioni. Le 'eccezioni' scatenano la Fials
Allo stato dell’arte, secondo Carbonesi era convenuto con l’Accordo Stato-Regioni voluto dall’allora Ministro alla Salute, Renato Balduzzi, di dar corso ad una ricognizione delle attività riservate per legge alle professioni sanitarie regolamentate, tutte, nessuna esclusa, medici compresi, per fornire un preciso quadro di riferimento attraverso l’individuazione degli ambiti di attività delle professioni sanitarie, elencando le competenze di ciascuna professione in materia di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione”.
La bozza attuale, dice Carbonenon assolve per nulla all’obiettivo posto, prevedendo un insufficiente e riduttivo ‘copia ed incolla’ delle disposizioni vigenti ed operanti in materia di professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione  già contemplate e solennemente sancite in ben tre leggi  quali: 42/99, 251/00 e 43/06”.
Secondo Carbone, l’attuale Ministro alla Salutecontraddicendo le scelte dei suoi predecessori Fazio e Balduzzi e nonostante le ripetute richieste delle Regioni non ha inviato mai alla Conferenza Stato – Regioni gli schemi d’accordo sulle implementazione delle competenze avanzate e specialistiche degli infermieri e dei tecnici sanitari di radiologia medica non rispettando neanche il disposto legislativo per attuarlo voluto dal precedente Governo Renzi”.
Continua Carbone:Rimane il sospetto, che si volesse intervenire per bloccare quanto in molte Aziende sanitarie si sta realizzando in base alle scelte adottate dalle Regioni in materia di implementazione delle competenze della professioni sanitarie, in particolare di quelle di infermiere e di ostetrica in relazione al diverso quadro epidemiologico e demografico del Paese”.
In sostanza, il Ministro, ascoltando le ragioni illustrate dalla Federazione Ipasvi, ha tolto dalla versione finale la ‘lista’ dei criteri guida e, soprattutto, quella dei criteri limite e, come già prevede la legge 42/1999, ha inserito l'indicazione che ‘il campo proprio di attività e responsabilità’ delle professioni è definito da: contenuto del profilo professionale, contenuto degli ordinamenti didattici, contenuto dei codici deontologici. 
Il tutto con l'unica specificazione, sempre secondo legge: “Fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni sanitarie, salvaguardando l'apporto e l'integrazione che ogni figura professionale può fornire nell'attività in team”.
Carbone solleva la polemica sottolineando:Quindi, l’unico obiettivo di questa proposta di accordo, appare essere stato quello della iniziale versione che prevedeva come  ‘criteri limite: le competenze previste per le professioni mediche…’ poi sostituito con ‘fatte salve’ riprendendo appieno il disposto della legge 42/99”.
Da qui la richiesta di Carbone di “ritirare la proposta di Accordo dall’esame della Conferenza Stato Regioni e di  avviare un vero confronto tra Ministero della Salute, Regioni e rappresentanze professionali e sindacali di tutte le professioni sanitarie, medici compresi, in materia di delimitazione dall’esterno dell’insieme di queste professioni delle proprie competenze e di interpretazione dinamica delle competenze all’interno di queste professioni in grado di coglierne l’evoluzione in corso”.

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autore / Luca Lippi
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