A chi assorbe il glucosio da "aspirapolvere": è nelle mele l'anti-diabete

29 settembre 2017 ore 16:15, Americo Mascarucci
Alcune persone assorbirebbero il glucosio alla stessa maniera degli aspirapolveri e questo favorirebbe l'aumento dei livelli glicemici. Ma potrebbe arrivare in natura, e precisamente dalle mele l'arma per combattere il diabete. Lo ha certificato una ricerca condotta da alcuni scienziati italiani che avrebbero individuato la causa di questo fenomeno in un trasportatore denominato SGLT-1 che si trova a livello duodenale.  Questo agente favorirebbe in pratica l’assorbimento del glucosio appena terminato il pasto e farebbe schizzare i picchi glicemici. Una scoperta innovativa che potrebbe aprire importanti prospettive per la prevenzione e la cura del diabete.
A chi assorbe il glucosio da 'aspirapolvere': è nelle mele l'anti-diabete

IL GLUCOSIO 
È uno degli zuccheri più importanti ed è usato come fonte di energia sia dagli animali che dalle piante. Il glucosio è il principale prodotto della fotosintesi ed è il combustibile della respirazione. Si scioglie bene in acqua (909 g/L a 25 °C)e poco in etanolo. Una soluzione di 100 g/L in acqua a 20 °C ha pH circa 7.
Il glucosio è una fonte di energia onnipresente in biologia. In assenza di forme di vita che lo sintetizzino, il glucosio può formarsi chimicamente dalla formaldeide, è quindi probabile che fosse presente e ben disponibile quando nacquero i primi sistemi biochimici primitivi. 
Un'altra proprietà, forse più importante per le forme di vita superiori, è la sua ridotta (rispetto ad altri zuccheri esosi) tendenza a reagire con i gruppi amminici delle proteine. Questa reazione (detta glicazione) riduce o annulla l'attività di molti enzimi ed è responsabile di numerosi effetti a lungo termine del diabete, quali la cecità e la ridotta funzione renale. La bassa reattività del glucosio verso la glicosilazione è dovuta al suo prevalente permanere nella forma ciclica, meno reattiva.

LA SCOPERTA
La nuova ricerca ha preso in esame una popolazione di 54 individui, sottoposti a curva da carico orale di 75g di glucosio e ad esofago-gastro-duodenoscopia con biopsie della mucosa duodenale sulle quali è stata misurata la quantità del trasportatore del glucosio SGLT-1."Questa nuova ricerca aiuta a comprendere perché queste persone a rischio di diabete presentano elevati livelli di glicemia dopo i pasti" spiega Giorgio Sesti, ordinario di Medicina interna all’Università di Catanzaro e presidente della Società italiana di Diabetologia che ha guidato il team di ricerca. 
"L’assorbimento intestinale del glucosio introdotto con gli alimenti avviene prevalentemente nella prima porzione dell’intestino, cioè nel duodeno - aggiunge l'esperto intervistato dall'Ansa - A tale livello il glucosio, grazie ad uno speciale ‘trasportatore’, l’SGLT-1, attraversa la parete intestinale per raggiungere la circolazione sanguigna".
"Abbiamo osservato - aggiunge ancoras Sesti - che i soggetti con 'NGT-alta glicemia ad 1 ora' e i soggetti con ridotta tolleranza glicidica hanno aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nell’intestino, paragonabili a quelli riscontrati nei pazienti con diabete tipo 2. Le condizioni di NGT-alta glicemia ad 1 ora e IGT sono condizioni di cosiddetto 'pre-diabete' con un alto rischio di progressione verso il diabete tipo 2. In questo studio abbiamo inoltre osservato che alti livelli duodenali di SGLT-1 sono associati ad elevati livelli di glicemia dopo carico orale di glucosio. Tali risultati suggeriscono che l’aumento dei livelli duodenali del trasportatore SGLT-1 (e il conseguente eccessivo assorbimento intestinale del glucosio) rappresenta uno dei meccanismi responsabili dell’iperglicemia post-prandiale".

COME AGIRE
Sesti conclude dicendo: "Tenendo in considerazione che l’attività del trasportatore SGLT-1 può essere inibita da alcuni composti fenolici presenti nelle mele e che sono attualmente in fase di sviluppo farmaci con una doppia azione inibitoria sui trasportatori SGLT-1 e SGLT-2 (quest’ultimo presente a livello renale), è possibile ipotizzare che la correzione dell’eccessivo assorbimento intestinale del glucosio potrà rappresentare una possibile strategia terapeutica utile non solo per trattare l’iperglicemia post-prandiale, ma anche per prevenire lo sviluppo del diabete nei soggetti a rischio".
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