Smog killer, in Italia inquinamento dell'aria record: le zone a rischio

29 settembre 2017 ore 21:10, Andrea Barcariol
L'Italia conquista un altro primato davvero poco invidiabile: quello del maggior numero di morti per inquinamento atmosferico. E' quanto emerge dal rapporto "La sfida della qualità dell'aria nelle città italiane" presentato oggi al Senato dalla Fondazione sviluppo sostenibile, 'think tank' presieduto dall'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi.

Smog killer, in Italia inquinamento dell'aria record: le zone a rischio
Numeri simili a un bollettino di guerra: l'Italia, infatti, ha circa 91.000 morti premature all'anno per inquinamento atmosferico, contro le 86.000 della Germania, 54.000 della Francia, 50.000 del Regno Unito, 30.000 della Spagna. Il nostro Paese ha una media di 1.500 morti premature all'anno per inquinamento per milione di abitanti, rispetto a una media europea di 1.000. La Germania è a 1.100, Francia e Regno Unito a circa 800, la Spagna a 600. Nel dettaglio: dei 91.000 morti in Italia, 66.630 sono per le polveri sottili PM2,5, 21.040 per il disossido di azoto (NO2), 3.380 per l'ozono (O3).
La zona dove il particolato fine uccide di più è l'area di Milano e hinterland, poi Napoli, Taranto, l'area industriale di Priolo in Sicilia
, le zone industriali di Mantova, Modena, Ferrara, Venezia, Padova, Treviso, Monfalcone, Trieste e Roma. La zona più inquinata in assoluta dalle PM2,5 è la Pianura Padana, soprattutto intorno a Milano e fra Venezia e Padova. Poi Napoli, Taranto, la Sicilia sudorientale, Frosinone, Benevento, Roma e la valle dell'Arno.

CAUSE E SOLUZIONI
Tra i principali motivi dei decessi, l'elevato numero di vetture (molte vetuste), trasporti pubblici insufficienti, scarsa diffusione di veicoli elettrici e ibridi, caldaie condominiali obsolete e inquinanti, uso eccessivo di legna e pellet. Non solo. L'industria, invece, ha ancora limiti di emissioni troppo bassi. La ricerca della Fondazione propone anche una decina di azioni da adottare per migliorare la situazione. In primo luogo una strategia nazionale che sostenga i Comuni; riduzione delle auto private; investimenti sul trasporto pubblico urbano; incentivi ai mezzi elettrici e ibridi; vasta campagna per il rinnovo degli impianti di riscaldamento; riduzione dell'uso delle biomasse. "Per vincere la sfida della qualità dell'aria dobbiamo innovare le nostre politiche, tenendo conto delle caratteristiche dell'inquinamento attuale, degli impatti potenziali del cambiamento climatico in corso, del ruolo crescente di settori non convenzionali che si aggiungono ai trasporti e all'industria, come le emissioni derivanti dal comparto agricolo e dal riscaldamento residenziale, in particolare delle biomasse - ha spiegato Edo Ronchi - L'Italia, se non cambierà rotta, non centrerà i nuovi target europei al 2030 e lo sviluppo della green economy in ambito urbano, ma non solo, è la soluzione più efficace per risolvere questa situazione".

AUTO E MOTO
Nel 2016 le auto e moto private italiane hanno emesso oltre 55 milioni di tonnellate di anidride carbonica. A rilevarlo è un'elaborazione di facile.it che ha calcolato il valore incrociando diversi dati; tra cui la media di emissioni di CO2 di ciascun veicolo (110 g/km) e quella dei chilometri percorsi al volante dagli italiani nel 2016 (11.125). Il numero risulta essere molto rilevante anche perchè, nonostante il nostro paese abbia ridotto del 2,9% rispetto al 2015 le proprie emissioni di anidride carbonica, rimane comunque ancora la terza nazione europea in ordine di inquinamento dell'atmosfera (fonte Eurostat)

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