Morfina a neonato, è salvo. Arrestata infermiera choc grazie ad esami

03 agosto 2017 ore 16:37, Giuseppe Tetto
Somministrava morfina ad un neonato, provocandogli overdose e conseguente arresto respiratorio. Per questo la polizia di Verona ha arrestato un’infermiera di 43 che prestava servizio presso la Als, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Livia Magri su richiesta del pm Elvira Vitulli. Una vicenda che sta scioccando l’intera città viste in particolare le modalità: secondo le indagini l’infermiera choc è accusata di aver dato la morfina al piccolo in assenza di una prescrizione medica e senza necessità terapeutiche. Pare che quel “rognoso” non voleva stare tranquillo, come la donna lo avrebbe definito alle colleghe del reparto. L’infermiera al momento nega tutto e domani andrà davanti al giudice per le indagini preliminari che la raggiungerà al carcere di Montorio per l’interrogatorio di garanzia. Dovrà dare la sua versione di come siano andate davvero le cose.

Morfina a neonato, è salvo. Arrestata infermiera choc grazie ad esami
I FATTI 
Dopo aver confermato la presenza di oppioidi nel sangue del neonato, ricoverato presso la terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Civile di Verona, sono partite le segnalazioni della dell’Asl nella notte tra il 19 e 20 marzo, alla Squadra Mobile di Verona, visto che poco prima dell’episodio, il bimbo era in pieno benessere, non assumeva alcun farmaco ed era programmata la sua dimissione per il giorno successivo. Le indagini hanno accertato che dopo le 24 del 19 marzo il neonato inspiegabilmente aveva subito ripetute crisi respiratorie tali da trasferirlo in una stanza di cura intensiva, per praticargli le opportune manovre di rianimazione. Con il quadro clinico che andava in peggioramento, è stata poi la stessa infermiera a ordinare a una collega di somministrare un farmaco antagonista degli oppiacei, come la morfina, indicando anche il dosaggio. Immediatamente dopo il neonato aveva ripreso a respirare autonomamente. Dopo gli esami dei medici è stato scoperto che la stessa crisi respiratoria era stata dovuta proprio all’assunzione di morfina, avvenuta poche ore prima. Da qui la certezza delle forze dell’ordine che non si fosse potuto trattare di errore perché la morfina viene somministrata ai neonati per via endovenosa e non orale o nasale. 
“ROGNOSO” 
Dalle ricostruzioni è emerso che la donna era solita somministrare la morfina ai neonati “per metterli tranquilli”. Come aveva fatto con il neonato definito “rognoso” mentre poche ore prima lo teneva in braccio. 
I SOSPETTI 
L’indagine interna della Asl aveva riportato tutti i sospetti sulla donna, visto che aveva dichiarato di non ricordare chi avesse ordinato la somministrazione del farmaco antagonista agli oppiacei. Cosa che non tornava alla luce delle testimonianze che concordavano sul fatto che proprio l’infermiera killer avesse accudito il bambino con una collega e di essere stata sempre lei a ordinare con sicurezza la somministrazione del farmaco anti-morfina.
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