Cos'è la meningite e quand'è bene vaccinarsi? Tutto quello che c'è da sapere

03 gennaio 2017 ore 13:40, Micaela Del Monte

Sono 60 i casi di meningite C registrati nella regione negli ultimi due anni, 31 nel 2015 e 29 nel 2016, che hanno portato a 13 decessi (6 più 7). A questi si aggiungono un decesso per meningite di ceppo B e la morte, nel novembre scorso, di un paziente colpito da meningite pneumococcica. L’incidenza maggiore del virus si è registrata nella fascia di età 20-29 anni, seguita dalla fascia 0-19. Solo in 19 casi le persone affette avevano più di 40 anni. La regione più colpita finora è la Toscana dove un ceppo particolarmente resistenze di meningococco ha colpito 60 persone negli ultimi due anni. Di recente proprio in Toscana si sono verificati ben 3 casi in sole 24h. Ma diversi casi si sono verificati anche in altre regioni italiane, con una vittima nel Napoletano pochi giorni fa e un 50enne originario di Alatri, in provincia di Frosinone, deceduto lunedì pomeriggio all’Umberto I di Roma.

Cos’è la meningite? La meningite è una grave malattia dovuta all’infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello. L’infiammazione di tali membrane si ripercuote sul cervello portando a gravi sintomi neurologici che possono portare alla morte oppure a postumi gravi come sordità, ritardo mentale, paralisi motorie, epilessia.

Cos'è la meningite e quand'è bene vaccinarsi? Tutto quello che c'è da sapere
Quali batteri causano la meningite? E quali sono le fasce maggiormente a rischio? La meningite può essere provocata sia da batteri sia da virus, quella più temibile è quella batterica dovuta principalmente a tre germi: emofilo tipo B, pneumococco, meningococco. Le forme di meningite dovute a virus sono generalmente a decorso benigno.

La gravità della meningite batterica è più elevata in età pediatrica: gli esiti neurologici a permanenti si manifestano nel 30-35% dei casi; la mortalità nel 5-10% dei casi. 

La meningite o infiammazione delle membrane che circondano il cervello e il midollo spinale è causata da microrganismi. Tale infiammazione può essere provocata da microrganismi di tipo commensale, cioè naturalmente presenti nell’organismo umano e quindi non patogeni, ma diventa virulenta se la resistenza dell’organismo diminuisce, ad esempio in seguito a un raffreddore. Tra i microrganismi patogeni sono da ricordare quelli responsabili della meningite cerebrospinale epidemica. Anche un processo infettivo localizzato in altra sede può evolvere in una meningite, come una infiammazione dell’orecchio medio o del naso che si diffonde alle meningi. Un terzo fattore patogenico è uno stato di infiammazione dovuto a lesione traumatica della scatola cranica, in seguito al quale i microrganismi penetrano nelle meningi attraverso la ferita aperta.

Quali sono i sintomi? I sintomi principali della meningite sono febbre, nausea, vomito e irritazione delle membrane meningee che il paziente avverte come una forma di rigidezza dei muscoli nucali. Tipici segni collaterali sono anche la diminuzione dello stato di coscienza, con senso di torpore, battito cardiaco rallentato ed episodi convulsivi.

L’evidenza diagnostica viene raggiunta mediante analisi di una piccola quantità di liquido cerebrospinale prelevato mediante puntura lombare. Tale manovra non comporta rischi per il paziente, poiché il midollo spinale nell’adulto non oltrepassa i limiti della prima vertebra lombare. La natura e la gravità dell’infezione può essere stabilita identificando la natura e la quantità dei microrganismi patogeni. Se la meningite è di origine virale, i pazienti sono gravemente malati per alcuni giorni senza per questo perdere conoscenza, e se sottoposti a trattamento antibiotico, di solito si ristabiliscono entro una settimana. Se gli organismi patogeni sono di origine tubercolare, la guarigione richiede un tempo notevolmente più lungo. Inizialmente, i sintomi si limitano a malessere generale, mal di capo e irrequietezza; vengono colpiti anche alcuni nervi craniali.

Se altri bacilli sono gli agenti causali dellameningite, come stafilococchi, streptococchi, pneumococchi, i sintomi sono di solito molto evidenti. I pazienti sono gravemente afflitti dalla malattia che rimane seria per due, tre settimane, mentre la remissione è lenta.

Oltre ai consueti sintomi di febbre alta, mal di testa e vomito, tipica della malattia è la rigidezza dei muscoli nucali e del collo. Neppure agendo con una certa forza è possibile piegare il mento del paziente sul torace che perciò vive con il collo all’indietro rigido e contratto e il mento rivolto in alto. Tali affezioni, di notevole gravità, si combattono per mezzo di antibiotici.

Quali sono i vaccini a disposizione contro la meningite? Sono obbligatori o raccomandati? I vaccini contro il meningococco sono di tre tipi. Quello contro il meningococco di sierogruppo C è il più frequentemente utilizzato e protegge solo dal sierotipo C. Ci sono poi il vaccino coniugato tetravalente che protegge dai sierogruppi A, C, W e Y, e quello che protegge esclusivamente contro il meningococco di tipo B. Alcuni vaccini sono già raccomandati ed offerti gratuitamente, altri invece lo saranno appena entrerà in vigore il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale. La scheda vaccinale attualmente in vigore prevede la vaccinazione anti meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno di età, mentre è consigliato un richiamo con vaccino tetravalente per gli adolescenti. Il vaccino tetravalente coniugato anti-meningococco A, C,Y,W, è consigliato anche per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli e dovrebbe comunque essere somministrato a chi si reca in Paesi ove sono presenti i sierogruppi di meningococco contenuti nel vaccino. Il vaccino contro il meningococco B, attualmente offerto in alcune regioni nel primo anno di età, sarà presto raccomandato per i bambini più piccoli anche a livello nazionale.

Sono aumentati i casi di meningite nell’ultimo anno? No. “Nell’ultimo anno – spiega ancora Rezza – i casi di meningite da meningococco sono stati circa 190 mentre l’anno precedente si sono registrati 196 casi, per cui si tratta di un andamento stabile”. Per quanto riguarda “i casi di meningite che di sepsi, circa 1700 nel 2016, si nota invece una leggera diminuzione rispetto all’anno passato”. Non esiste quindi “un’emergenza meningite, l’importante è aumentare la sorveglianza e usare tutti i vaccini a disposizione”Secondo Antonio Chirianni, primario di Malattie infettive all’ospedale Monaldi-Cotugno-Cto di Napoli e presidente del Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, ad oggi, la copertura delle vaccinazioni “è molto bassa” nonostante la gratuità.

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