Cura antibiotici, per capire non solo quando smettere ma se iniziare

31 luglio 2017 ore 11:54, Andrea Barcariol
La guerra ai super batteri preoccupa sempre di più governi e organizzazioni internazionali. Da tempo gli esperti segnalano l’importanza di nuove, potenti opzioni terapeutiche in grado di contrastare le infezioni causate dai batteri Gram-negativi, in rapido aumento in tutto il mondo. Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa rappresentano il 70% di tutti i patogeni Gram-negativi, causa più comune di infezioni di grande impatto clinico ed epidemiologico come le infezioni intra-addominali e le infezioni del tratto urinario. In Italia le infezioni correlate all’assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284.100 pazienti con circa 4.500-7.000 decessi.

Cura antibiotici, per capire non solo quando smettere ma se iniziare
Nonostante questo, un gruppo di studiosi britannici sula rivista di settore “British Medical Journal”, sostengono che la tradizionale somministrazione di antibiotici a ciclo completo (6/7 giorni) andrebbe sostituita da cicli della durata più ridotta per contenere i rischi connessi alla resistenza antibiotica dei batteri e al presentarsi di infezioni. Secondo quanto affermato nel commento, infatti, negli anni la medicina avrebbe perso di vista i rischi connessi al cosiddetto “overtreatment” per minimizzare, invece, i rischi connessi allo “undertreatment”, ovvero ad una terapia troppo ridotta che potrebbe, a causa di una durata insufficiente, non risolvere l’infezione batterica determinando la ricaduta e il rafforzamento dei batteri stessi in termini di resistenza al farmaco.

LO STUDIO
Martin Llewelyn, tra gli autori della ricerca, imbattuto studi recenti sempre più spesso dimostrano il contrario: terapie di 1-2 settimane danno luogo più spesso a infezioni antibiotico-resistenti nei pazienti cui sono prescritte. In particolare, lo scienziato ha preso a riferimento una ricerca pubblicata nel 2010 sulla medesima rivista e basata sull'analisi di migliaia di pazienti con infezioni del tratto urinario e respiratorio
E' probabile che alla luce delle ricerche condotte dovranno essere rivedute le linee guida fino a questo momento adottate in termini di terapia antibiotica, punto sul quale concorda anche il Dott. Antonio Clavenna, farmacologo dell’Istituto Mario Negri che però sottolinea come sia “vero che mancano studi che dimostrino un legame diretto tra insorgenza di antibiotico resistenza e cicli di trattamento troppo brevi” e esistano “ rischi di selezione collaterale proporzionali alla durata delle terapie. Ma raccomandare il fai da te nel campo degli antibiotici mi pare sbagliato: dovrebbe sempre e comunque essere un medico a stabilire se i farmaci hanno avuto effetto e quando è il momento di sospendere la terapia”.

COME AGISCONO GLI ANTIBIOTICI
Esistono oltre 15 classi antibiotiche, ognuna delle quali esplica un meccanismo specifico volto alla neutralizzazione dei batteri. Alcuni uccidono i batteri causando la distruzione della loro parete cellulare: è il caso per esempio di penicilline, cefalosporine e carbapenemi. Altri agiscono su componenti cellulari diverse e altri ancora, come i chinoloni, interferiscono con la sintesi del materiale genetico dei microrganismi, di fatto impedendo loro di riprodursi.

PERCHE' SI SVILUPPA LA RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI
Lo sviluppo della resistenza è un normale processo evolutivo: già nel 1945 alla conferenza per l’assegnazione del Nobel, Alexander Fleming-scopritore della penicillina- aveva avvertito che i microrganismi avrebbero potuto sviluppare resistenza a questo “meraviglioso farmaco”. Tuttavia, pur essendo un fenomeno naturale è aggravato da un utilizzo scorretto e da un abuso dei farmaci antibiotici.

ITALIA
In Italia si consumano troppi antibiotici e la moda di assumere antibiotici anche quando non serve rafforza i batteri. Lo ha ribadito recentemente l’Oms, secondo cui in Italia, nell’arco di un decennio, i batteri resistenti ai farmaci sono passati dal 16% al 34%. Se non si invertirà la tendenza, entro 10 anni, in Italia, i decessi causati dai batteri super resistenti passeranno dagli attuali 700.000 l’anno a 10 milioni.
La colpa sarebbe anche dell'industria farmaceutica, in quanto non investerebbe più nella ricerca di antibiotici.
Dal 2000 sono state introdotte cinque nuove classi di antibiotici, ma nessuna di queste combatteva i batteri gram-negativi, ossia quelli più pericolosi, perchè mortali. Nei Paesi Ocse il consumo medio di antibiotici è di 20,5 dosi ogni mille abitanti. In generale, il trend è in crescita, ma in Italia arriva in media a 27,8%.
E' uno dei Paesi peggiori nella classifica, preceduto solo da Turchia, Grecia, Corea, Francia e Belgio.
L’abuso di antibiotici da parte degli italiani e il consumo di carne e pesce contenente antibiotici rappresentano fattori che, indubbiamente, favoriscono il rafforzamento dei batteri. L'attacco dei superbatteri ha anche un costo elevato: secondo l'Oms, per curare un paziente colpito da germi resistenti ci vogliono dai 10 ai 40 mila dollari.

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