Propanololo, un farmaco comune capace di "fermare" i tumori

05 ottobre 2017 ore 9:12, Eleonora Baldo

I corsi e ricorsi della scienza a volte portano a riscoprire proprietà curative di un farmaco fino a poco tempo prima ignote. E’ quanto è successo agli scienziati del Dipartimento di Scienze dermatologiche dell’Università di Firenze con il propanololo, medicinale molto diffuso e comunemente utilizzato per curare i problemi di ipertensione.

Ebbene, secondo i dati raccolti dallo studio, pubblicato anche nella rivista Jama Oncology, il propanololo sembrerebbe contrastare in maniera molto significativa l’avanzata del tumore. A questa importante e rivoluzionaria “scoperta”, o meglio riscoperta, si è giunti quasi per evidenza empirica, come testimoniano le parole del Pro. De Giorgi parte del pool di ricerca fiorentino. “In pratica ci siamo accorti che avevamo pazienti 'long survivors' con melanomi molto aggressivi e abbiamo notato che tutti avevano ipertensione e altre patologie per cui sono indicati i farmaci beta bloccanti".

La ricerca ha coinvolto 53 pazienti di età vicina ai sessantanni. Tra questi 19 assumevano propanolo ed è proprio in questo piccolo gruppo che sono emersi risultati strabilianti: a distanza di tre anni dall’avvio dello studio, solo il 16% dei pazienti che assumevano propanololo aveva registrato una progressione della malattia, a fronte del 41% del gruppo non assumente beta bloccati. Nel complesso, nei pazienti trattati con il beta-bloccante in oggetto la progressione del tumore aveva segnato una battuta d’arresto significativa, pari a circa l’80%, il tutto senza alcun effetto collaterale.

Propanololo, un farmaco comune capace di 'fermare' i tumori

Al momento le ipotesi sulla correlazione tra effetti benefici dei beta-bloccanti e melanoma ruotano attorno a due assi: da un lato, si ritiene che il propanololo grazie al controllo esercitato sul rilascio di adrenalina da parte dell’organismo abbia un effetto “contenitivo” dello stress generato dalla cura del tumore e principale fonte di “alimentazione” dello stesso; dall’altro, si ipotizza che sia proprio la funzione anti-vascolarizzante dei beta-bloccanti a contrastare la progressione del tumore bloccandone di fatto la crescita. Al momento si tratta, come abbiamo precisato poco sopra di semplici ipotesi, la cui attendibilità molto probabilmente verrà verificata nelle prossime fasi di studio, i cui passi successivi, riportando le parole del Dott. De Giorgi prevedranno una fase di analisi in “doppio cieco” e l’estensione del trattamento con i beta-bloccanti a pazienti affetti da altri tipi di tumore.


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