Sanità, un quarto delle Asl intossicate da corruzione e sprechi per 6 mld

06 aprile 2017 ore 16:57, Luca Lippi
Il 25,7% delle Aziende sanitarie infette da fenomeni corruttivi. Il 6% delle spese correnti annue del Servizio sanitario nazionale sono riconducibili a sprechi e corruzione. A dirlo è Transparency International Italia, in partnership con Censis, Ispe Sanità e Rissc, finanziato nell’ambito della Siemens Integrity Initiative nell’ambito del progetto ‘Curiamola corruzione’ e presentato oggi a Roma, al Tempio di Adriano, nel corso della seconda Giornata nazionale contro la corruzione in sanità alla presenza, tra gli altri, del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Gli interventi normativi e gli strumenti di prevenzione e contrasto introdotti all’interno delle strutture sanitarie del nostro Paese hanno potuto arginare ma non eliminare del tutto la corruzione. La distribuzione del fenomeno non è la stessa su tutto il territorio. Gli ambiti maggiormente a rischio sono quello degli acquisti e delle forniture, le liste d’attesa e le assunzioni del personale. 

NEL DETTAGLIO
In base all’analisi dei conti economici effettuata da Ispe Sanità, si stima che circa il 6% delle spese correnti annue del Servizio sanitario nazionale siano riconducibili a sprechi e corruzione. Il rischio di inefficienze è più alto nel caso di acquisto di servizi per le Asl e di acquisto di beni per le Aziende Ospedaliere. Si tratta di soldi sottratti all'assistenza. Inoltre, la corruzione in sanità mette a repentaglio la stessa salute dei malati, per esempio, se vengono utilizzati presidi scadenti o addirittura pericolosi, così come i favoritismi ai pazienti provenienti dalla libera professione potrebbero allungare i tempi di attesa di chi aspetta un intervento chirurgico a volte salvavita.
Sanità, un quarto delle Asl intossicate da corruzione e sprechi per 6 mld
UN FENOMENO ANCORA TROPPO PRESENTE
A più di quattro anni dall’entrata in vigore della legge anti corruzione, su 136 strutture sanitarie circa, la metà continua a non avere piani anticorruzione adeguati. Secondo i ricercatori, le Regioni con la qualità media dei piani più bassa sono la Calabria e la Puglia. Ma qualcosa si sta muovendo. 
Anna Italia del Censis ha dichiarato: “Il 96,3% delle aziende sanitarie ha un sistema interno di raccolta delle segnalazioni di corruzione (whistleblowing) e quasi la metà utilizza delle piattaforme informatiche per le segnalazioni in modo da garantire l’anonimato. L’85% ha predisposto un apposito regolamento per le procedure di acquisto e il 79,4% delle strutture ha adottato i Patti di integrità sottoscritti con le aziende che partecipano agli appalti”.

ETICA E LEGALITA’ NELL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE
È emerso che nove strutture sanitarie su dieci hanno attivato percorsi di formazione e di sensibilizzazione del personale su etica e legalità. E, per un responsabile della prevenzione su due, è proprio la formazione dei dipendenti una delle misure più efficaci per contrastare la corruzione, più dell’aumento dei controlli sulle spese (lo sostiene il 45%) e delle procedure di appalto (37,4%). Nelle Regioni del Sud, però, i responsabili della prevenzione mettono al primo posto i controlli sulle spese, oltre a segnalare maggiori casi di corruzione (registrati in un’azienda su tre).

IN CONCLUSIONE
I partner del progetto “Curiamo la corruzione”, stanno testando strumenti innovativi e modelli organizzativi specifici in quattro Asl pilota di Bari, Melegnano e Martesana, Siracusa e Trento. In occasione della Giornata nazionale anticorruzione, sono stati allestiti banchetti presso oltre venti strutture sanitarie dove sono distribuiti i materiali del progetto ed è possibile ergere un muro simbolico contro la corruzione. 

#Sanità #Ospedale #Corruzione #Censis #Asl

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...