Cervello, come riconosce i volti: la plasticità non è legata all'infanzia

09 febbraio 2017 ore 14:47, Andrea Barcariol
Cervello, come riconosce i volti: la plasticità non è legata all'infanzia
Lo capacità di riconoscere i volti è in relazione diretta con una parte specifica del cervello. E' quanto emerge da uno studio pubblicato su 'Science', che ha individuato nella faccia inferiore del lobo temporale l'area deputata a tale funzione. "Questo studio - spiega Stefano Cappa, specialista della Sin - è la prova che la plasticità del cervello continua per molti anni dopo la nascita e, addirittura dopo l’adolescenza. Finora, invece, l’orientamento della comunità scientifica concordava sul fatto che la plasticità cerebrale fosse particolarmente marcata solo nei primi anni di vita dell’uomo". Una differenza importante, appurata grazie "ad avanzatissime tecniche di risonanza magnetica che hanno permesso di verificare come una abilità sempre maggiore nel riconoscimento dei volti, a partire dall’infanzia fin quasi ai 30 anni, si associ a un aumento delle dimensioni di questa regione del cervello".

Lo scorso dicembre si era parlato molto in ambito scientifico di in programma di intelligenza artificiale che aveva aiutato a comprendere come il cervello umano riconoscesse i volti. I ricercatori hanno scoperto che il programma aveva sviluppato alcuni passaggi non previsti dai programmatori nel piano iniziale: una proprietà “spontanea”, che secondo gli studiosi potrebbe essere molto simile al meccanismo con cui opera il nostro cervello. Il programma di intelligenza artificiale ha “imparato” a ruotare i volti di 45 gradi, senza che questo fosse stato programmato dai ricercatori, un meccanismo osservato anche nel cervello dei primati.


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