Brasile, sciopero della polizia scatena bande e violenza: 101 morti in 6 giorni

10 febbraio 2017 ore 11:24, Micaela Del Monte
E' una settimana che in Brasile, in particolare nello stato di Espirito Santo, la polizia locale ha deciso di scioperare per richiedere un aumento degli stipendi e tanto è bastato affinché le bande si scatenassero in una violenza inaudita. La situazione è infatti drammatica, in sei giorni sono 101 le vittime causati appunto dalle battaglie tra piccole e grandi gang i cui membri si sentono totalmente svincolati dai formali obblighi civili. Per questo si danno battaglia e si contendono i quartieri della città assediando i cittadini che sono stati invitati dallo stesso governatore a restare barricati in casa; negozi e centri commerciali sono stati assaliti e depredati, sei autobus sequestrati e dati alle fiamme; le scuole e gli uffici sono serrati ed inagibili; l'intero territorio è ostaggio della criminalità.

Brasile, sciopero della polizia scatena bande e violenza: 101 morti in 6 giorni
Anche il presidente del sindacato dei conduttori di Guarapari (Sintrovig), Walace Belmiro Fernaziari, è stato trovato ucciso a colpi di pistola, aumentando la lista delle vittime di omicidio da sabato scorso a oggi: 101 appunto, secondo il sindacato statale dei poliziotti civili. Il sindacato statale dei lavoratori del trasporto stradale (Sindirodoviarios) ha intanto deciso di sospendere di nuovo la circolazione degli autobus del trasporto pubblico dopo che banditi hanno minacciato alcuni autisti e dato fuoco a diversi mezzi. Il governo ha spedito altri trecento poliziotti, 200 uomini della Guardia nazionale e 300 soldati dell'esercito. La magistratura ha intimato alla polizia militare di tornare al lavoro ed ha minacciato di far pagare una multa di 10 mila reais (3 mila euro) per ogni giorno di sciopero.

La recessione che da anni ormai conduce la depressione economica nel territorio non ha mancato di sortire i propri effetti anche sull'ordine pubblico, coinvolgendo gli apparati della sicurezza: tagli, dimezzamenti e licenziamenti sono confluiti tutti nelle proteste della polizia militare, responsabile dell'ordine pubblico, che ha deciso di rimandare le ronde e rinchiudersi in caserma, formalmente bloccata da familiari e parenti degli agenti stessi che ostacolano l'uscita del personale e dei veicoli, con la richiesta di un aumento del salario. 
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