13enne travolto dal treno, giallo su "selfie estremo"

10 marzo 2017 ore 10:01, Micaela Del Monte
E' stato travolto da un treno a soli 13 anni per poi essere "accusato" di aver tentato un selfie estremo. Ma la realtà potrebbe essere un'altra e la morte di Leandro Celia non avrebbe nulla a che fare con la necessità di ricevere like sui social. Secondo infatti la versione fornita dai due ragazzini rimasti illesi, il gruppo stava solo rientrando a casa proseguendo lungo i binari. La vittima non avrebbe fatto autoscatti prima di morire. Il ragazzino e i suoi amici si erano recati in un centro commerciale e, al ritorno, avevano deciso di prendere una scorciatoia, salendo sui binari. L'amico della vittima ha affermato che, effettivamente, avevano scattato qualche foto ma non sui binari, e, soprattutto, non 'selfie estremi'. 

13enne travolto dal treno, giallo su 'selfie estremo'
Il trio di ragazzini avrebbe visto un convoglio passare. Convinti che non ne passasse un altro, hanno attraversato i binari. Invece proprio mentre stavano attraversando il ponte sul Beltrame, alle loro spalle hanno visto sopraggiungere il convoglio. A quel punto hanno iniziato a correre. “Due – racconta Eliana Corapi avvocato della famiglia di uno dei due tredicenni sopravvissuti – si sarebbero addossati su un lato della struttura in ferro, mentre Leandro sarebbe rimasto dall’altro lato, forse il più stretto”. Il tredicenne non ha avuto scampo. Gli altri due, invece, davanti a quell’orrore sono fuggiti in preda al panico e alla paura. Fino a quando non sono stati rintracciati dai carabinieri che li hanno portati in caserma. Ora sono a casa. Sono distrutti. “A sostenerli però – racconta l’avvocato Corapi – ci sono i tanti amici e compagni di scuola. Proprio nella scuola media Ugo Foscolo di Soverato, Leandro è stato ricordato da studenti e professori. 

Il dirigente della scuola Maria Spanò, insieme a tutti i docenti, ha riunito i ragazzi per spiegare quanto è successo. “Abbiamo letto – ha detto la dirigente, visibilmente commossa – alcuni suoi temi. Era arrivato nella nostra scuola l’anno scorso ed in un lavoro esprimeva le preoccupazioni per l’ambiente nuovo e la paura di non legare. Poi spiegava che aveva fatto amicizia e che con gli insegnanti il rapporto era buono. Abbiamo cercato di spiegare ai ragazzi che la tragedia deve servire come monito. E’ giusto che si divertano ma con coscienza e senza mettere a rischio il bene più prezioso, la vita. Siamo sgomenti, scioccati. Leandro era un ragazzo d’oro, studioso, benvoluto da tutti”.
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