Schianto pullman Erasmus, si a ricorso contro archiviazione choc: nuove indagini

13 gennaio 2017 ore 10:20, Americo Mascarucci
Il tribunale spagnolo di Amposta, in Catalogna, ha deciso di riaprire le indagini sull'incidente del bus Erasmus costato la vita nel marzo 2016 a 13 studentesse, sette delle quali italiane , accettando il ricorso contro l'archiviazione disposta lo scorso novembre dalle famiglie delle vittime. 
Un nuovo giudice istruttore dovrà procedere all'interrogatorio dell'autista del bus, rimasto gravemente ferito nell'incidente, che non era stato sentito dal precedente magistrato. 
L’autista subito dopo l'incidente pare avesse ammesso con i soccorritori di essersi addormentato, riconoscendo quindi le proprie responsabilità.
Nonostante ciò pare che l'uomo non sia stato mai sentito dal magistrato inquirente che ha chiesto l'archiviazione del caso concessa dal Gip.
 Agli atti giudiziari resta solo una breve dichiarazione resa a verbale ai poliziotti il 20 marzo scorso, subito dopo lo schianto dove appunto ammetterebbe di essersi addormentato.
I giudici nel disporre l'archiviazione non avevano escluso il colpo di sonno dell'autista, ma avevano in pratica stabilito che il fatto non costituisse reato penale, concedendo tuttavia ai familiari delle vittime la facoltà di ricorrere alla giustizia civile per ottenere un risarcimento.
Schianto pullman Erasmus, si a ricorso contro archiviazione choc: nuove indagini

Ora un nuovo giudice ha deciso di riaprire le indagini ritenendo che il colpo di sonno dell'autista potrebbe rientrare nel reato di "guida temeraria" come avvenuto in altri casi analoghi che hanno portato alla condanna dei responsabili. 
Ciò non significa ovviamente che l'autista sarà giudicato colpevole, ma il fatto che il ricorso dei familiari delle vittime sia andato a buon fine e abbia portato alla riapertura delle indagini è comunque già motivo di soddisfazione per i genitori che hanno perso le figlie adolescenti su quel pullman maledetto
"La riapertura delle indagini è una buona notizia. Saremo più vicini a fare giustizia, soprattutto per le ragazze morte", dice Joquim Fibla, l’avvocato spagnolo che assiste i familiari delle vittime.


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