Omicidi, cannabis e videogiochi

13 gennaio 2017 ore 16:37, Micaela Del Monte
Non c'è una relazione tra uso di cannabis e omicidio, come non sono pochi i casi in cui le due cose sono conseguenti l'una all'altra. Spesso infatti dopo (o prima) aver massacrato genitori, figli o un intero gruppo di persone (stragi), gli assassini si rifugiano nella droga o, come altre volte è accaduto, anche nei videogame. Il caso dei due ragazzi nel ferrarese infatti non è di certo il primo. I due, un 16enne e un 17enne, dopo aver ucciso i genitori del primo infatti si sono rifugiati negli spinelli e nella PlayStation da quanto per ora raccontato dalle cronache: un modo per scaricarsi e dimenticare quello che avevano appena fatto. Ma quante volte e da chi è stata utilizzata  per rilassarsi e superare con tranquillità quello che si è appena vissuto?

Omicidi, cannabis e videogiochi
Di cannabis faceva uso Rudy Guede
, l'ivoriano reo confesso di aver stuprato Meredith Kercher (anche lei accusata di farne uso insieme ad Amanda), studentessa inglese in Italia nell'ambito del progetto Erasmus presso l'Università di Perugia, avvenuto nella notte del 1º novembre 2007.
A Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, un 26enne ha aggredito intorno alle 3.40 il padre di 63 anni, e la madre di 60. Il duplice omicidio nasce in un contesto difficile. G. M. avrebbe avuto alle spalle un passato da alcolista che lo aveva portato a commettere violenze contro la madre e ad ammalarsi di cirrosi, malattia che lo aveva immobilizzato a letto. 
Anche il figlio Davide era diventato dipendente da alcol e cannabis e da tempo era caduto in depressione.
Nel caso dell'omicidio di Pierangela Gareffa nel dicembre del 2014 rientra invece l'esempio dei videogiochi. L'assassino infatti avrebbe potuto salvare la donna e invece di accompagnarla in ospedale, che tra l'altro distava solo un centinaio di metri dal luogo del delitto, ha preferito giocare diverse ore alla Play, per chiedere aiuto ai vicini e chiamare un’ambulanza solo all’una di notte. 
"Non saprei ricostruire perfettamente la scena, ho dato una versione nei giorni scorsi, probabilmente ne darò altre. Mi sono state proposte delle ipotesi su come potrebbe essere andata la vicenda, io ne ho in mente varie, non so quale sia quella vera. Faccio uso di cannabis. Il quantitativo di stupefacente che mi è stato ritrovato ce l'ho da Natale e solo per mio uso personale. Non mi è chiaro quanto accaduto. Sono certo che non era un gesto premeditato perché mai avrei voluto farle del male" furono le parole di Vincenzo Paduano, in carcere per l'omicidio di Sara Di Pietrantonio. Il ragazzo che, dopo aver strangolato e dato fuoco all'ex fidanzata, non riusciva neanche a ricordare l'accaduto.

Poche ore dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre che provocarono 130 morti, Salah Abdeslam mangiò patatine fritte e fumò canne con alcuni studenti di un liceo di Chatillon, sobborgo a sud di Parigi. E' quanto hanno rivelato sette mesi dopo alcuni di quei ragazzi che al Nouvel Observateur hanno descritto il kamikaze mancato di quella notte come un giovane "simpatico e calmo". "Ero con altri due amici a mangiare un hamburger sulle scale di una torre vicino alla metro di Chatillon-Montrouge quando lo abbiamo visto arrivare intorno all'una", ha raccontato Tom, 17 anni. "Sembrava un ragazzo normale che non aveva nulla da fare. Abbiamo iniziato a parlare ed è rimasto con noi". Disse di chiamarsi Abdel e "aveva un accento belga e una grande giacca leggermente gonfia", ha aggiunto il ragazzo. "Ci raccontò che la sua auto aveva avuto un problema e che doveva aspettare i cugini che lo avrebbero recuperato alle 5 del mattino", ha aggiunto, siamo rimasti tutti la notte a mangiare e a fumare canne, fino alle quattro del mattino". 

Negli Stati Uniti anche i casi non sono pochi. C'è chi lascia morire il proprio figlio di stenti per giocare alla PlayStation. Cody James (23 anni) non aveva mai staccato gli occhi dalla tv, aveva continuato a giocare ai videogame per ore mentre il suo piccolo di tre mesi gemeva straziato dai morsi della fame mentre Brittany (22 anni) era a lavoro e ha saputo della morte del figlio tramite un sms inviato dal marito. 
Ci sono figli che muoiono per mano dei genitori e genitori che vengono uccisi dai figli. E' il caso di Mike Holton, ex sindaco della città, e la moglie April, entrambi 37enni, che erano tornati a casa trovandola devastata dopo un party a base di marijuana organizzato dal figlio 17enne Jesse Madison Holton. Non solo. Sparse per la villa, infatti, c'erano tracce di marijuana che hanno scatenato la rabbia dei genitori. Mike ha estratto delle manette da un cassetto e ha bloccato Jesse. Poi ha chiamato la polizia denunciando quanto era accaduto nel suo appartamento. Le cose però sono sfuggite di mano. Jesse è riuscito a liberarsi, ha preso la pistola del padre e ha fatto fuoco contro i genitori: un colpo di pistola alla testa di entrambi che si è rivelato fatale. 

Nel Regno Unito invece Kane Kennedy, 20 anni, padre del piccolo Oskar Jobey Kennedy è accusato di aver ucciso in modo barbaro il bimbo per un futile motivo. Il ragazzo infatti non trova la marijuana in casa e per la rabbia ha ucciso il figlio di soli 7 mesi strizzandogli i testicoli. "L’imputato era spesso di cattivo umore quando non riusciva ad entrare in possesso di cannabis per fumare", è stato riportato durante il processo nel quale si è sottolineato come il giovane diventasse irascibile e violento se in astinenza da marijuana. Kane aveva l'abitudine di schiacciare i testicoli del bambino, barbara pratica che ripeteva ogni volta che il piccolo piangeva in modo incessante perchè quel dolore rompeva il fiato al bimbo e quindi interrompeva le grida
caricamento in corso...
caricamento in corso...