Prelievo choc a Adria, neonato "schiacciato" e torturato davanti alla mamma

16 ottobre 2017 ore 20:51, Micaela Del Monte
Maltrattato e torturato per un prelievo di sangue. E' accaduto ad Adria dove un neonato di appena 4 mesi è stato sottoposto a delle pratiche assolutamente non convenzionali durante il prelievo. A raccontare la storia accaduta lo scorso agosto è stata Federica, la madre del piccolo. 

"I miei figli sono nati prematuri e sono stati 50 giorni in terapia intensiva a Padova dove sono stati sottoposti a ogni trattamento medico possibile, con sondini, cannule e perfino prelievi fatti sul cranio. Questo per far capire che ne ho viste tante e non sono certo una mamma apprensiva che va in ansia per un prelievo", ha raccontato Federica.

Prelievo choc a Adria, neonato 'schiacciato' e torturato davanti alla mamma
Mentre era al nosocomio indicatole per la delicatezza del caso e le condizioni dei suoi gemelli le era stato detto che l'infermiera che di solito si occupava dei prelievi era impegnata per un cesareo. Ed è stato a quel punto che la mamma ha dovuto assistere al peggio: "Due infermiere hanno così iniziato la loro prova. Una ha detto all’altra di farle da laccio emostatico. Altra cosa piuttosto strana: non capivo perché non usassero il laccio come si fa in questi casi. Invece, per prendere la vena nel braccino di mio figlio che pesava appena 5 chili, hanno pensato di schiacciarlo con la pressione del proprio corpo. Mio figlio si è messo a piangere disperato. Hanno provato per tre volte ad inserire l’ago, ma senza trovare la vena. Ho fatto presente che non mi sembrava una tecnica normale, ma sono stata tacciata di preoccuparmi inutilmente. Per fortuna, però, nel frattempo è arrivata una terza infermiera che, usando il laccio, ha fatto il prelievo nell’altro braccio in un attimo e senza lasciare nemmeno un segnetto. Così come all’altro mio figlio che non ha avuto alcun problema e non ha praticamente nemmeno pianto. Il primo braccino, però, è diventato viola, così siamo passati dalla pediatra che è rimasta sconcertata dal mio racconto. Ha detto che un ematoma così non l’aveva mai visto, che era gravissima e che il piccolo aveva rischiato perfino una trombosi. Per una settimana ho dovuto applicare ghiaccio e una pomata apposita".

Il marito ha subito inviato una segnalazione all'ufficio relazioni con il pubblico dell'Ulss 5 e già l'indomani è arrivata la risposta che il tutto sarebbe stato segnalato a chi di competenza e che sarebbe stata inviata loro una relazione sui fatti descritti. "Nessuno, però spiega Federica ci ha più fatto sapere nulla. Anche davanti a nostre ulteriori sollecitazioni. Non vorrei che tutto fosse lasciato cadere. Non cerco risarcimenti o punizioni, ho accantonato anche l'idea di sporgere denuncia: voglio solo che una cosa così non succeda più. Per i miei due piccoli ho un senso di riconoscenza verso la sanità in generale. Per questo mi rammarica essere stata testimone di una condotta così grave" ha spiegato Federica come riporta IlGazzettino.it
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