Usa, stimolazione elettrica cervello ai soldati: obiettivo "Captain America"

18 aprile 2017 ore 14:05, intelligo
Stimolazione elettrica del cervello per i soldati Usa. Una tecnologia, già usata da diversi atleti olimpici, durante l'addestramento, nella speranza che migliori soprattutto le prestazioni che implicano gesti ripetitivi, come il prendere la mira. E' quanto spiega il sito military.com che ha pubblicato la notizia due settimane fa, fa parte di un pacchetto di strategie allo studio che coinvolge anche l’uso di alcuni farmaci, ma finora si è rivelata quella più promettente. "Dall'inizio dell'anno - spiega Jason Salata, un portavoce dell'esercito - le unità speciali della Marina hanno iniziato un programma di miglioramento cognitivo su un piccolo gruppo di volontari per valutare la possibilità di migliorare le performance con la neurostimolazione.
Usa, stimolazione elettrica cervello ai soldati: obiettivo 'Captain America'
Gli elementi che stanno testando questa tecnologia includono personale del Naval SPecial Warfare Develoment Group, meglio conosciuto come il Seal Team Six. I risultati preliminari sono incoraggianti, e ci spingono ad andare avanti nella ricerca". L'azienda che ha messo a punto la tecnologia è la Halo, la stessa che la sta sviluppando per applicazioni sportive. Un test su atleti impegnati nel salto con gli sci hanno trovato miglioramenti nelle performance superiori al 10%, ma studi sono in corso anche su atleti, soprattutto di discipline di velocità, e ciclisti. Obiettivo è quello di migliorare le capacità dei soldati facendoli diventare aspiranti Captain American o, per rimanere sul classico, "novelli Rambo".

Stimolazione, ma non solo. Secondo il sito specializzato, l’esercito Usa sta studiando gli impulsi luminosi, la registrazione e l’analisi dei dati biometrici ma anche metodi meno tecnologici come l’uso di stimolanti, supplementi nutrizionali e persino la meditazione, usata per aumentare la concentrazione e l’attenzione e diminuire gli effetti della privazione del sonno. “Il nostro approccio è comunque estremamente cauto – sottolinea l’ammiraglio Tim Szymanski, che fa parte del team di sperimentatori – con un occhio attento agli effetti collaterali e al rischio che i soldati possano ‘fare da sé”.
"Dall’inizio dell’anno le unità speciali della Marina hanno iniziato un programma di miglioramento cognitivo su un piccolo gruppo di volontari per valutare la possibilità di migliorare le performance con la neurostimolazione. Gli elementi che stanno testando questa tecnologia includono personale del Naval Special Warfare Develoment Group, meglio conosciuto come il “Seal Team Six. I risultati preliminari sono incoraggianti, e ci spingono ad andare avanti nella ricerca,” ha spiegato Jason Salata, portavoce dell’esercito.

#soldati #usa #ricerca

a.b.


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