Omicidio su Facebook, Meluzzi: "Siamo di fronte ad un killer seriale ad inizio carriera"

18 aprile 2017 ore 12:27, Americo Mascarucci
Negli Stati Uniti un uomo ha postato su Facebook un video che lo mostra mentre uccide un’altra persona. Si tratterebbe di Steve Stephens ed è ricercato da domenica, mentre la vittima dell'omicidio sarebbe Robert Godwin, 74 anni. Secondo la polizia, Stephens avrebbe ucciso Godwin senza una particolare ragione. In un altro video, pubblicato sempre domenica, Stephens dichiarerebbe di aver ucciso un’altra dozzina di persone.
Intelligonews ha intervistato lo psichiatra Alessandro Meluzzi.

Un uomo uccide una persona e posta il video dell'omicidio su Facebook. Che significa? E' un gesto di sfida o un esempio di narcisismo spinto all'estremo?

"Direi tutte e due le cose. Facebook è diventata una protesi espansiva del nostro mondo interiore. Purtroppo meno la nostra interiorità risulta auto-centrata, auto- riflessiva, auto-critica più si sposta il baricentro del nostro essere all'esterno giungendo alla convinzione che esistiamo soltanto se si comunica ciò che si fa al mondo, nel bene o nel male. Questo purtroppo riguarda tutti, perché tutti siamo malati di narcisismo. In questo caso siamo di fronte ad un soggetto sicuramente psicopatico con le caratteristiche del killer seriale, che sente il bisogno di esibire a tutti la sua malvagità per avere un rinforzo ad una reazione di paura e di terrore che ama ingenerare nel prossimo. Potrebbe trattarsi pure di un killer seriale ad inizio carriera che quindi ha tutta l'esigenza di mostrarsi al mondo per quello che è realmente, un uomo senza scrupoli pronto ad uccidere anche senza un apparente motivo, soltanto per il gusto di farlo".  
Omicidio su Facebook, Meluzzi: 'Siamo di fronte ad un killer seriale ad inizio carriera'

E il fatto che il video abbia registrato in un minuto oltre 3 milioni di post, che vuol dire?

"E’ l’effetto finestra sul cortile, l'esempio di un voyeurismo che inevitabilmente la comunicazione social alimenta e che fa si non si possa non guardare dal buco della serratura. E' una dinamica inarrestabile: questa voglia di vedere il male e il brutto è un po’ simile all'effetto che proviamo nel vedere un gatto schiacciato: la cosa ci fa impressione ma al tempo stesso non possiamo sfuggire dal desiderio di osservare la bruttezza". 

Si sta perdendo il confine fra la vita e la morte? Ci stiamo abituando talmente al male da considerarlo normale?

"Se il social ci fa perdere di vista il confine fra realtà e rappresentazione, è evidente che in questa dinamica si perde anche il confine fra la vita e la morte. Questo implica non un rifiuto del mezzo che tanto non servirebbe a nulla, ma la necessità di recuperare l’auto coscienza, l’auto riflessione  e l’auto critica".

E da parte di Facebook, ci sono a suo giudizio responsabilità dirette? Insomma, possibile che si possano postare simili video senza che nessuno se ne accorga?

"Il video è diventato immediatamente virale, quindi ogni forma di censura preventiva è inutile. Lei posta un video, tante persone lo vedono nel giro di pochi minuti o addirittura secondi, poi quando scattano i meccanismi che portano a rimuoverlo, nel frattempo il virus è già passato e si è esteso a macchia d'olio. Una cosa questa che non ha soluzione"

Sinceramente, la diffusione dei social ha favorito un incremento delle patologie psichiatriche? 

Tenderei a dire di no. L’aggravamento dei fenomeni psichiatrici dipende da tanti altri fattori tipo la crisi della famiglia, problemi nel rapporto madre bambino, le difficoltà nei rapporti interpersonali. Il web non ha peggiorato nulla, ha reso soltanto questi problemi più visibili e questo direi che non è affatto un male visto che ci permette addirittura di individuare meglio il disagio e prevenirlo".

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