Calci e pugni a infermiera del Civico di Palermo: "Per farci ascoltare"

18 gennaio 2017 ore 13:08, Luca Lippi
Un’infermiera e una dottoressa dell’ospedale Civico di Palermo, sono state aggredite a calci e pugni da una donna nel pronto soccorso.
È una vera e propria escalation di aggressioni quella che si sta verificando all’interno degli ospedali siciliani.
L’episodio registrato ieri, così come raccontato da alcuni testimoni, racconta di due donne, arrivate al pronto soccorso alle 13, per un problema di anemia della donna più giovane delle due.
In passato la donna anemica aveva già effettuato delle trasfusioni. Dopo le prime analisi del sangue e la richiesta di una nuova trasfusione, le due avrebbero mostrato già i primi segni di nervosismo, gestito in prima battuta dal personale dell’ospedale.
In attesa del secondo trattamento, intorno alle 19, la donna più anziana si sarebbe scagliata con calci e pugni contro un’infermiera. Colpita all’altezza del volto e del torace, dopo la Tac sono stati dati tre giorni di prognosi. Qualcuno nell’area d’emergenza avrebbe sentito la donna mentre gridava in dialetto “Se non facciamo così non ci ascoltano”.
Sul posto è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine che hanno riportato la calma e denunciato la donna per interruzione di pubblico servizio.
Non molte ore prima un altro episodio si è verificato all’Ismett, dove i familiari di una donna morta a causa di una malattia terminale si sono scagliati contro il personale. La direzione sanitaria, dopo aver contattato il 113 e chiesto l’intervento della polizia, ha scritto una nota. "Era in cura da noi da qualche giorno e le sue condizioni erano apparse già molto gravi sin dall’inizio. La circostanza gli era stata prospettata, ma probabilmente non ne avevano appreso la gravità".

Calci e pugni a infermiera del Civico di Palermo: 'Per farci ascoltare'

Nelle scorse settimane, invece, a Catania un uomo di 47 anni, è stato arrestato da agenti della polizia di Stato della sezione Volanti della Questura di Catania poco dopo avere aggredito, assieme a altre quattro persone, il medico di turno nel pronto soccorso
dell'ospedale Vittorio Emanuele, che si era rifiutato di fornire l'identità di una donna che, ore prima, era stata medicata per un incidente stradale.
Il presidente dell’ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Palermo, Salvatore Amato sottolinea che da una parte c’è il disagio dei medici di dover lavorare necessariamente al fianco delle forze dell’ordine in mancanza di serenità, dall’altra gli stesso operatori sanitari non riescono a comunicare in modo opportuno sia con il paziente che con i suoi familiari.
Spiega Amato: “Alla luce di questi aspetti abbiamo fatto all’ordine due corsi nell’ultimo anno per la comunicazione, dall’altra viviamo in una società in cui la gente crede che chi entra in ospedale debba necessariamente uscire viva. Se ciò non avviene la colpa deve ricadere su qualcuno. Viviamo in un mondo dove a tutto deve essere trovato un rimedio, ma la vita degli esseri umani ha un inizio e una fine. I medici possono e devono fare ciò che è di loro competenza per curare e sostenere il malato fino alla fine, ma alla morte spesso non c’è rimedio”.
Il presidente regionale degli anestesisti rianimatori ospedalieri, Emanuele Scarpuzza sottolinea che: “E’ necessario ripristinare posti di polizia all’interno del pronto soccorso, nei luoghi di maggior afflusso di gente. I medici non lavorano più in serenità e le guardie di sicurezza privata sono numericamente inadeguate alle necessità di prevenzione e sicurezza degli ospedali”.

autore / Luca Lippi
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