Cellulare per oltre tre ore al giorno e addosso: l'effetto è tumore al cervello

21 aprile 2017 ore 11:59, Americo Mascarucci
"L'uso non corretto del cellulare è causa del tumore al cervello". No, non siamo di fronte ad un parere medico o ad una innovativa scoperta scientifica in grado di correlare in modo inequivocabile il rapporto causa- effetto. In questo caso la correlazione avviene per via giudiziaria, perché a mettere nero su bianco quello che a molti potrebbe apparire evidente ma che dal punto di vista scientifico non è provato al 100%, è una che, per 15 anni, aveva utilizzato il telefonino per tre ore al giorno. La decisione del giudice Luca Fadda tiene conto di una consulenza tecnica, la quale avrebbe appurato che l’uso prolungato del cellulare avrebbe causato al dipendente il neurinoma dell’acustico, un tumore benigno ma invalidante.
Cellulare per oltre tre ore al giorno e addosso: l'effetto è tumore al cervello

SENTENZA STORICA - "E’ la prima volta che la giustizia italiana riconosce la piena plausibilità dell’effetto oncogeno delle onde elettromagnetiche dei cellulari" riferiscono gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone che hanno portato avanti la causa. 
In realtà però c'è chi fa notare come vi siano dei precedenti illustri considerando che già nel 2012 la Cassazione aveva sostenuto in linea di massima la stessa tesi sulla base di una "ragionevole certezza" che portava a considerare concreta l'esistenza di un legame tra tumore e radiazioni elettromagnetiche emesse dal cellulare. Ma non è tutto perché l’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino era già stato riconosciuto nel 2011 dalla Iarc che aveva inserito questo dispositivo nella categoria 2b. 
Tuttavia per i due legali la sentenza resta comunque storica.
"Il fatto che nel 2017 i tribunali italiani riconoscano già in primo grado la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dal cellulare è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche" ha riferito l’avvocato Bertone.
"Abbiamo avuto difficoltà sul profilo medico e scientifico perché ci è stato detto che non c’erano prove che potesse creare un tumore, ma è stato detto che non si poteva anche dire il contrario - ha aggiunto l’avvocato Renato Ambrosio - Questa sentenza invece dice proprio che c’è un nesso causale ed è per questo che ora chi ci governa debba prendersi la responsabilità di fare qualcosa".
"Ero obbligato a utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro - riferisce il diretto interessato - Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all'udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall'orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico. Non voglio demonizzare l'uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole". E su questo alla fine possono essere tutti d'accordo. 

PROVE CONTRARIE - "Non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un legame pericoloso tra telefoni cellulari e tumore al cervello". E’ questa invece la conclusione a cui è giunto uno studio australiano circa un anno fa che ha analizzato i dati di oltre 34mila persone alle quali, tra il 1982 e il 2012, è stata diagnosticata una neoplasia cerebrale. Nel 2010 un'indagine condotta dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (lo Iarc di Lione) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva escluso correlazioni dirette salvo poi ritornare sui propri passi un anno dopo quando un gruppo di 34 esperti al termine di una revisione degli studi sul tema aveva definito i campi elettromagnetici come possibilmente carcinogeni, concludendo che la radiofrequenze dei telefonini e di altri apparati di comunicazioni wireless "potrebbero causare il cancro negli essere umani".
Gli esperti australiani affermarono: "Basandoci sui dati riportati nei registri nazionali relativi alle diagnosi oncologiche effettuate tra il 1982 e il 2013, abbiamo verificato che in questo arco temporale si sono ammalati di una neoplasia del sistema nervoso oltre 14mila donne e quasi 20mila uomini australiani. Non abbiamo verificato quanto i pazienti abbiano utilizzato il cellulare, ma dai numeri emerge che non c’è stato un incremento dei casi tumori cerebrali, con la sola eccezione della fascia d’età tra i 70 e gli 84 anni. In questo gruppo di pazienti, però, si può ipotizzare che l’aumento sia dovuto a un miglioramento della diagnosi (grazie all'introduzione di nuove tecnologie più efficaci) più che all’uso dei telefonini".
Insomma, il dibattito è aperto. 

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