Pino Pelosi è morto, condannato con 'giallo' per omicidio Pasolini

21 luglio 2017 ore 10:12, Luca Lippi
Pino Pelosi, detto la Rana, è morto all’età di 59 anni stroncato da un cancro. Sapeva che stava morendo. L'uomo condannato in via definitiva per l'omicidio di Pier Paolo Pasolini era stato trasferito presso l'Hospice Oncologico dell'ospedale Villa Speranza. Si era sposato 20 giorni fa. Lo si apprende attraverso l'agenzia Dire, che ha riportato le parole di una fonte che ha chiesto di restare anonima: “Era consapevole di quello che stava succedendo, ma aveva trovato una persona che gli dava serenità e che gli ha voluto davvero tanto bene. Stavano insieme da almeno quattro anni”. 
Per chi respira Roma da sempre anche nei piccoli rivoli della periferia che caratterizza la Capitale, lo ha sempre conosciuto come Pinuccio la Rana, o meglio, Pelosino, piccolo borgataro che Pasolini portava a cena e gli sembrava “un grande mondo”, sempre apparso come un microscopico ingranaggio di una storia tremendamente più grande di quello che è sempre stata alle cronache.
Pino Pelosi è morto, condannato con 'giallo' per omicidio Pasolini
All'epoca dell’omicidio Pasolini, Pelosi aveva appena 17 anni e si trovava con lo scrittore e regista quando quest’ultimo fu aggredito mortalmente. Dopo il delitto si diede alla fuga, salvo poi essere fermato dalla polizia. Una serie di prove ed indizi portarono gli inquirenti ad individuare proprio nel ragazzo il presunto assassino di Pier Paolo Pasolini, fino a giungere alla sua confessione: Pino Pelosi ammise di aver ucciso lui lo scrittore dopo le avances nei suoi confronti in seguito alle quali ebbe una reazione violenta, arrivando a picchiarlo a sangue, fino alla morte. 
Ha cambiato tante versioni dei fatti, e questo in qualche modo significa che con pinuccio la Rana scompare ogni possibilità di conoscere la verità sul delitto dell’Idroscalo di Ostia.
L’ultima versione di Pelosi fu questa: disse nel 2014, ai pm di Roma, che quella notte all’idroscalo c’erano tre automobili, una motocicletta e almeno sei persone. Le auto erano due Alfa Gt (una quella di Pasolini) e una Fiat 1300. “Presumo che sulla motocicletta ci fossero i fratelli Borsellino, perché li avevo visti seguirci lungo tutto il tragitto dalla stazione Termini ad Ostia. Era buio pesto e ho visto solamente i mezzi arrivare sul posto, poi due persone prendere Pasolini e trascinarlo fuori dall’abitacolo e colpirlo con delle mazze. In un primo momento sono riuscito ad allontanarmi, fuggendo. Da dove mi trovavo sentivo Pier Paolo gridare e chiedere aiuto, ma nulla di più”.
In definitiva, Pinuccio porta con se la vera versione, probabilmente mai dichiarata.
Alessandro Olivieri, il legale di Pelosi che lo aiutò anche a scrivere l'autobiografia e ha dichiarato: “Sono totalmente convinto della sua innocenza. E devo dire la verità: una parte delle informazioni non sono state date e sono gelosamente custodite in una cassetta di sicurezza, perché sono troppo forti”. Ai microfoni di Dire l'avvocato ha spiegato che Piero Pelosi non se l'è mai sentita di diffondere quelle informazioni per paura di ritorsioni. Timori che ora ha lui, visto che ora le ha lui. “Esiste una verità, la verità non è morta con Pino Pelosi. Ma è talmente pesante e difficile da poter raccontare con semplicità. Vedremo, mi lascerò consigliare, parlerò con i familiari e parlerò anche con qualche altro collega per vedere come e quando tirar fuori tutto quello che so”.

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autore / Luca Lippi
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