Rigopiano, il padre di Stefano urla: "Uccisi e trattati come carne da macello"

23 gennaio 2017 ore 15:50, Americo Mascarucci
"Se #Stefano è morto, #faccio una strage".
Lo sfogo di Alessio Feniello, il padre di uno dei dispersi dell'#Hotel Rigopiano sta sicuramente a dimostrare la rabbia dei familiari che continuano a non avere notizie dei propri cari intrappolati sotto la valanga e che, ora dopo ora, giorno dopo giorno, vedono affievolirsi sempre di più la speranza di riaverli vivi.
La rabbia del padre di Stefano è per giunta ancora più comprensibile, se si considera che, a causa di un errore di comunicazione, gli era stato riferito che il figlio era stato tirato su e che era salvo.
Invece non era vero. Stefano sta ancora là sotto.
Ad essere estratta viva dal cumulo di neve la sua fidanzata Francesca Bronzi che al momento del salvataggio avrebbe riferito ai soccorritori che il compagno stava sotto insieme a lei.
Qualcuno a quel punto sembrerebbe aver dato per scontato anche il suo salvataggio anticipandolo anzitempo.
Invece Stefano non è stato trovato e risulta ancora disperso.
Immaginate come possa sentirsi il padre che, dopo aver esultato per la bella notizia, si è sentito dire che no, il figlio non era per niente salvo, che la comunicazione era errata.
Rigopiano, il padre di Stefano urla: 'Uccisi e trattati come carne da macello'

E naturalmente l'uomo punta il dito contro le autorità, ancora di più dopo essere venuto a conoscenza della email inviata in Prefettura dal direttore dell'hotel poche ore prima della tragedia, con la quale si chiedeva di intervenire al più presto con una turbina per liberare le strade, dal momento che i clienti non riuscivano ad andare via.
Se la turbina fosse arrivata, la strada fosse stata liberata per tempo, forse anche Stefano si sarebbe messo in viaggio prima che arrivasse la valanga.
Purtroppo però con il senno di poi non si può tornare indietro ed evitare che le tragedie avvengano.
"Sono stati uccisi, quelli che ancora non rientrano sono stati sequestrati contro il loro volere perché volevano rientrare. Li hanno sequestrati - ha gridato l'uomo - Avevano le valigie pronte. Li hanno riuniti vicino al caminetto come carne da macello". 
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