Medico recide aorta per errore, paziente 38enne muore: "Non mi do pace"

29 maggio 2017 ore 8:16, Micaela Del Monte
L'incubo di ogni medico è veder morire un suo paziente, ma quando è proprio l'errore di quest'ultimo a porre fine alla vita di un suo assistito è davvero una tragedia. E' accaduto ad un medico dell'ospedale Villa Sofia di Palermo durante un intervento in laparoscopia, cioè senza taglio chirurgico, per due calcoli alla colecisti ad un paziente di 38 anni, Filippo Chiarello. Durante l'intervento il medico ha rescisso l'arteria addominale e quella che doveva essere un'operazione di routine si è trasformato in un incubo. 

Medico recide aorta per errore, paziente 38enne muore: 'Non mi do pace'
MORTE CEREBRALE -
Dopo 6 ore sotto i ferri e un giorno di agonia Filippo è morto e il medico, sotto schock, ha ammesso il suo errore nel comunicare ai parenti che il loro caro non c'era più: "È tutta colpa mia. Siamo in una situazione gravissima", ha detto ammettendo di aver reciso l'aorta addominale e di avere perforato l'intestino. L'uomo è deceduto ieri dopo un giorno di agonia e la morte cerebrale decretata dall'elettroencefalogramma piatto.

IRA DEI PARENTI - Chiarello, padre di due bambini di 8 e 3 anni, era titolare di un negozio di vernici per auto nel quartiere Zisa. Era arrivato in ospedale sabato scorso. Nella sua vita non era mai entrato in un ospedale. Aveva un forte dolore allo stomaco. Tre giorni di accertamenti e il responso: calcoli alla colecisti. I medici avevano prospettato al paziente quell'intervento e le dimissioni dopo tre giorni. Uno dei cognati, Tony Fazio, non si rassegna: "Prima di essere operato mi ha detto che aveva paura. Temeva gli aghi. Non riusciamo a credere a questa assurda tragedia. Ci sembra un incubo. "Ce lo hanno ammazzato - dice il suocero, Luigi Naccari - e adesso vogliamo giustizia". La famiglia si è già affidata ad un legale ed ha sporto denuncia contro l'ospedale. L'azienda Villa Sofia - Cervello ha già aperto un'inchiesta interna ed ha diffuso una nota per dire: "Siamo vicini alla famiglia".

MEDICO SOTTO SHOCK - "Mi sarei messo al suo posto. Ho amato quell'uomo più di sua moglie, ho fatto di tutto per salvargli la vita. Lo giuro", afferma in un'intervista a Repubblica. "Non mi do pace, la mia vita è distrutta — dice lui con un filo di voce — perché ho eseguito centinaia di laparoscopie nella mia carriera e non ho registrato mai nemmeno un sanguinamento". Il chirurgo ha alle spalle 20 anni di interventi: "Ho introdotto il primo strumento chirurgico, il Trocar, ed è stata la fine. Un errore tecnico — dice il medico — Non riesco a farmene una ragione. Salviamo mille vite ma quando una persona muore ci roviniamo l'esistenza". Il chirurgo ha 47 anni e alle spalle una carriera ventennale, nessuna ombra sul suo percorso. Infine il momento più drammatico: "Ho spalancato le porte della sala operatoria, ho allargato le braccia e ho detto che era colpa mia. Mi sono sentito morire dentro, sulle facce dei parenti ho visto dipinta la disperazione".
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